BLOODBORNE - RECENSIONE

A CURA DI CLAUDIO "DOGGHY" FAVORITO IL 04.08.15

Presentato come “Project Beast” durante l’Expo 2014 di Los Angeles, Bloodborne è l’ultima esclusiva PS4 degli scalmanati sviluppatori From Software. Seguito spirituale della serie “Souls”, la nuova creatura Hidetaka Miyazaki è più spietata che mai; stentate a crederci? Continuate a leggere! Nelle prime battute di gioco, come da copione, è richiesta la creazione di un cacciatore/cacciatrice secondo le preferenze estetiche del giocatore. Successivamente, un essenziale menu permette di scorrere e selezionare il passato del nostro alter-ego, influenzandone le classiche statistiche quali forza, vitalità, energia, abilità, arcano, etc.. In Bloodborne non esistono classi, la scelta di cui vi abbiamo appena parlato è da considerare come una base su cui costruire il cacciatore ad ogni level up. Conclusa la fase iniziale, si viene introdotti alla frammentaria e complessa storyline che tanto distingue i titoli di Miyazaki da altri dello stesso genere. Il giocatore si risveglia in una clinica della cittadina di Yharnam durante la Notte della Caccia. Nel corso di questo evento la maggiorparte della popolazione si rinchiude in casa, impaurita dalle belve selvagge che popolano le strade alla ricerca di sangue fresco. Oltre a loro, alcuni umani si radunano con lo scopo di annientare i cacciatori…sì, pensavate forse di essere soli in questa avventura?! Ed indovinate un pò, tocca proprio al giocatore porre fine a questa sorta di piaga che affligge Yharnam e tutte le aree limitrofe.

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La trama che vi abbiamo appena descritto, a grandi linee, presenta una serie di intrecci legati alle nostre azioni, che siano dialoghi con particolari personaggi o l’uccisione di alcuni di essi; Bloodborne è un titolo molto enigmatico da questo punto di vista e non sorprende la presenza di più finali. Sebbene alcune meccaniche di gioco siano rimaste invariate dai predecessori, soprattutto quelle legate all’esplorazione ed all’interazione con gli oggetti/scenario/npc, lo stesso non si può dire per il sistema di combattimento. In Bloodborne è presente un numero abbastanza contenuto di armi da mischia e da fuoco. Manca qualcosa? Sì, gli scudi. L’unico presente è così inutile, a nostro parere, che se non ci fosse nessuno ne patirebbe la mancanza. Questa decisione degli sviluppatori comporta una maggiore dinamicità negli scontri con i nemici, i quali vanno costantemente studiati e tenuti il più lontano possibile. Ecco il perché delle armi da fuoco, ottime per gli attacchi a distanza ma anche come blocco delle cariche nemiche. Premendo il grilletto con il giusto tempismo, infatti, l’avversario accuserà il colpo sbilanciandosi e permetterà al giocatore di infliggere attacchi devastanti. Tutte le armi da mischia, invece, possono subire una trasformazione e fare variare istantaneamente lo stile di combattimento. Nel gioco, ad esempio, troverete un’arma chiamata “Kirkhammer”, ovvero una veloce spada in grado di trasformarsi in un devastante martello. Chiaramente le due trasformazioni comportano attacchi differenti che spaziano dall’affettare ed infilzare più nemici al pesante schiacciamento al suolo di questi. L’armamentario a disposizione del cacciatore può essere acquistato, riparato e migliorato mediante l’utilizzo di particolari risorse lasciate cadere dai nemici abbattuti ed ovviamente sotto un cospicuo investimento di “echi”, la valuta di Bloodborne. Quello che in Demon’s Souls veniva chiamato “Nexus” adesso si chiama “Sogno del Cacciatore” ed altro non è che un hub dove poter rifiatare dagli incessanti combattimenti, conferire con un npc per aumentare di livello, acquistare nuovi item/armi, depositare l’equipaggiamento in eccesso in una cassa e scegliere la prossima destinazione. Durante le fasi esplorative, capita frequentemente di lasciarci le penne e, piuttosto che ricominciare tutto da capo, sparse per le aree di gioco vi sono delle torce che fungono da checkpoint; una volta attivate il giocatore potrà scegliere, dal Sogno del Cacciatore, dove iniziare il suo cammino. Ricordiamo ai neofiti, che tali checkpoint non sono così frequenti e che morire comporta la perdita di tutti gli echi raccolti fino a quel punto: se riuscite a raccoglierli una volta rinati buon per voi, se morite nell’intento di farlo allora potete dirgli addio definitivamente. Un’altra novità ben gradita sono i Calice Dungeons, ovvero delle segrete che ogni giocatore può creare attraverso l’uso di particolari calici e materiali raccolti nel gioco. Queste aree, di diverse difficoltà e profondità, variano a seconda di colui che li ha creati e possono essere condivisi attraverso la funzione online di Bloodborne. La longevità del titolo cresce esponenzialmente considerando che questi, così come l’avventura principale, possono essere affrontati in co-op con altri due/tre giocatori. Chi ha intenzione di ospitare una partita suona una grande campana al costo di un punto intuizione, i partecipanti, invece, a patto che si trovino nella stessa zona e con una differenza di livello non superiore a dieci, devono suonare la campana piccola e attendere di essere teletrasportati. Tuttavia ospitare una partita rende il giocatore vulnerabile ad una terza campana, quella suonata da chi vuole invadere con prepotenza il mondo degli altri giocatori per competere in un sano player versus player. Sebbene il sistema di invasione/cooperazione sia piuttosto semplice da gestire, dobbiamo puntualizzare la poca responsività dei server di gioco i quali minano, con lunghi tempi di attesa, la modalità multiplayer. Nonostante sia possibile filtrare, addirittura con password, i giocatori che vogliamo far accedere alla nostra sessione, possono trascorrere diversi minuti prima di vederli apparire effettivamente sullo schermo. Superato questo scoglio però, l’esperienza online è piuttosto stabile e senza ombra di dubbio divertente ed appagante.

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La qualità tecnica di Bloodborne è sicuramente migliore rispetto ai precedenti “Souls” ma non del tutto esente da sbavature. Nonostante il meticoloso lavoro svolto sul design dei personaggi/mostri e ambientazioni, di rado ci siamo imbattuti in cali di framerate, nella fastidiosa compenetrazione poligonale e nei tediosi tempi di caricamento tra un respawn e l’altro. Sotto il profilo artistico, le ambientazioni di Bloodborne richiamano uno stile gotico e vittoriano evidenziato da colori cupi, che trasmettono un senso di costante oppressione del maligno. È impossibile, inoltre, non accorgersi della complessità di tali ambienti; ricchi di scorciatoie, aree segrete, porte da aprire ed ascensori da attivare. Siamo rimasti particolarmente colpiti dai “Boschi proibiti”, una zona in cui ci siamo letteralmente persi prima di capire quali strade avevamo effettivamente battuto e quali invece dovevamo intraprendere come nuove. L’ottima colonna sonora è accompagnata da un buon doppiaggio in italiano, niente a che vedere comunque con la varietà di voci proposta da quello in lingua originale che consigliamo di attivare dal menù principale. In conclusione, Bloodborne è un titolo che non darà tregua alla vostra pazienza per via della sua difficoltà. Morirete, riproverete e morirete un’altra volta fino alla fine ma più vi addentrerete nel suo mondo più le soddisfazioni saranno grandi. Non è semplice spiegarvi quale stregoneria ci ha spinti ad esplorare ogni singolo anfratto di Yharnam, ma sappiamo dirvi con assoluta certezza che questa ospita così tanti segreti che occorrono numerose ore ed il classico “new game+” per svelarli tutti. Se avete la giusta compagnia online allora il gioco diventa praticamente infinito grazie ai dungeon a calice ed al PvP. Miyazaki ci ha fatti cascare nuovamente nei suoi incubi, nella notte della caccia voi da che parte starete?

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