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FELLOWSHIP

Anteprima a cura di Claudio 'Dogghy' Favorito il 07/11/2025

Ci credereste se vi dicessi che esiste un videogioco, ancora in fase di accesso anticipato, che ha eliminato tutte le parti più noiose e dispersive degli MMORPG per concentrarsi solo sull’esperienza pura del dungeon crawling cooperativo ad alta difficoltà?
Sì, parlo proprio di Fellowship del team di sviluppo Chief Rebel, di cui fanno parte diversi veterani di Blizzard Entertainment che hanno lavorato su World of Warcraft e altri titoli come Diablo e Heroes of the Storm. Il buon Tencar di Nerdando.com mi ha gentilmente offerto una chiave Steam ed io mi ci sono chiuso per alcuni giorni.
Il concetto di fondo di Fellowship, come vi accennavo, si basa principalmente sulla scelta di un eroe appartenente a uno dei tre classici ruoli disponibili: tank, curatore e dps. Successivamente si entra in un dungeon insieme ai propri quattro membri del party (amici o random), si sconfigge il boss di turno e si acquisiscono risorse, equipaggiamenti e abilità per diventare sempre più forti. Facile, no?
Ciò che non è per nulla scontato, tuttavia, è la complessità dei dungeon, nonché la sintonia che devono avere tra di loro i ruoli del party; per intenderci, se crolla il curatore che generalmente tiene in vita il tank, colui che si scontra a muso duro con i nemici onde evitare che colpiscano anche i dps sulle retrovie, non si va avanti.

È importantissimo che ogni giocatore abbia una certa consapevolezza del proprio ruolo, di come fare ruotare le abilità per massimizzare i danni ed ovviamente, di creare una build che sia in linea con l’equipaggiamento che indossa.
Tutto questo è importante perché in Fellowship, man mano che ci si “veste” in un determinato modo, si ha la possibilità di affrontare dungeon con modificatori sempre più impegnativi e boss dalle meccaniche uniche.
Giungere alla difficoltà Eterno, passando per Contendente, Adepto, Campione e Paragon, non è un’impresa semplice. Per raggiungere l’obiettivo end-game sarà infatti necessario spendere un po’ di tempo nell’hub di Fellowship. Qui si possono potenziare armi e armature, incastonare pietre che ne migliorano le statistiche, e per di più smantellare ciò che non serve più in cambio di denaro. Volendo, si può anche comprare una cavalcatura scintillante e testare il tutto su un manichino prima di partire all’avventura.

Per ovvi motivi lo stile grafico di Fellowship mi ricorda un pò quello di World of Warcraft nei bei tempi in cui rimbalzavo da una quest all’altra con il mio rogue non-morto; qui, però, risaltano un maggior numero di dettagli, oltre a tanti meravigliosi colori e a un sistema di illuminazione che rende piacevole l’intero pacchetto.
Ho avuto qualche difficoltà iniziale con i controlli e con la gestione della telecamera: è servito regolare qualche impostazione per far sì che questa non si muovesse in automatico facendomi perdere di vista l’azione. E se proprio devo fare il pignolo, avrei preferito un tutorial un po’ più esplicativo e probabilmente anche meno confusione nell’interfaccia di gioco; nonostante comprenda che, in un titolo del genere, sia fondamentale avere tutti i parametri sott’occhio. Mi chiedo se si potesse fare di più nella pulizia dello schermo.
Chief Rebel è riuscita egregiamente a tagliare tutti i tempi morti dei classici MMORPG e a confezionare un dungeon crawler veloce ma allo stesso tempo impegnativo. Apprezzo il fatto di poterlo giocare con i miei tempi, mordi e fuggi, sapendo che la difficoltà di gioco cresce insieme al mio eroe e che non rimarrò indietro perdendomi contenuti importanti.
Quale sarà il vostro ruolo in Fellowship?

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