Speciale a cura di Claudio 'Dogghy' Favorito il 19/06/2026
Consapevoli del fatto che molti giochi annunciati durante la Summer Game Fest, il Next Fest, lo State of Play, l’Xbox Showcase e altri eventi avvenuti nei giorni passati usciranno in un periodo che va da settembre a ottobre (o addirittura nel 2027), per evitare lo scontro diretto con Grand Theft Auto 6, vi propongo alcuni indie da tenere sott’occhio e che ho testato personalmente.
Chiaramente, di annunci ne sono stati fatti un’infinità, ma lasciatevi consigliare: tra i seguenti titoli potrebbe esserci qualcosa che fa al caso vostro e, se siete fortunati, avrete ancora a disposizione una demo da provare.

ABOUT FISHING
About Fishing è uno di quei giochi che, a prima vista, ti frega con la sua calma. Sembra il classico gioco rilassante dove il tempo scorre lento e ogni cattura è solo una piccola soddisfazione senza fretta, ma sotto quella superficie quieta qualcosa non torna.
La pesca, infatti, non è davvero il punto; lo è invece il modo in cui il gioco ti spinge a scavare in un mistero più profondo e inquietante, che si mescola alla vita di una cittadina viva, con persone, routine e stagioni che cambiano. Ogni lancio può tirare su qualcosa che sarebbe stato meglio lasciare dov’era.
About Fishing è un omaggio a Shenmue e Sega Bass Fishing, ma la cosa più importante, a detta degli sviluppatori, è che nessun pesce è stato maltrattato durante la sua realizzazione. Lo stesso, però, non si può dire delle patatine che sono state mangiate.

ROGUECRAFT DX
Roguecraft DX è uno di quei giochi che sembra uscire direttamente da un’altra epoca e in un certo senso è proprio così, dato che originariamente fu sviluppato in linguaggio Assembly per Commodore Amiga.
Ti mette nei panni di un eroe che scende in un dungeon generato proceduralmente, stanza dopo stanza, e mescola lo stile retrò alle moderne meccaniche roguelike. È un gioco a turni nel quale combatti, esplori, raccogli oggetti, provi a sopravvivere; tuttavia si impara presto ad accettare che la morte è parte del percorso.
Roguecraft DX è un’avventura che per sua stessa natura è mutevole e potenzialmente infinita, grazie alla sua modalità “endless dungeon”. Tuttavia può essere un ottimo titolo mordi e fuggi, godibilissimo su console portatili, per chi non può dedicargli molto tempo.

AS ONE WE SURVIVE
As One We Survive ci porta in una America post-apocalittica, dopo un collasso totale della rete e di ciò che restava della società. Il protagonista non è un eroe, ma un padre che cerca disperatamente un modo per salvare la propria figlia malata.
Il gameplay mescola sopravvivenza, crafting e gestione di una piccola comunità, dunque non si tratta solo di esplorare e saccheggiare: devi costruire un rifugio, reclutare altri sopravvissuti, assegnare ruoli e mantenere in piedi una fragile base, in uno stile che mi ha ricordato molto State of Decay. Anche il combattimento è pensato per essere duro e senza scorciatoie, dove le ferite pesano parecchio se non si è preparati e la gestione delle risorse è sempre critica.
È un gioco che sembra voler stare a metà tra il survival duro e puro e una sorta di dramma umano emergente, dove la sopravvivenza può essere anche emotiva.

DEEP DISH DUNGEON
Deep Dish Dungeon è uno di quei giochi che ti lascia dentro un labirinto senza dirti quando torni. È un dungeon crawler di esplorazione e sopravvivenza che si muove tra due anime: da un lato l’avventura classica fatta di stanze, corridoi, puzzle e nemici da affrontare con calma e attenzione; dall’altro un loop più gestionale, in cui raccogli risorse, torni all’accampamento e costruisci strumenti utili per andare sempre un po’ più in profondità.
La cosa interessante è che non ti spinge solo a combattere, ma a curare la tua sopravvivenza: cucinare, craftare, prepararti prima di ogni nuova discesa diventa parte fondamentale dell’esperienza, quasi quanto l’esplorazione stessa. Mi ricorda molto l’anime Dungeon Food che vidi qualche tempo fa su Netflix (e dovreste farlo anche voi).
Se giocato in co-op cambia completamente tono perché è necessario coordinarsi con altri per non perdersi, non restare senza risorse e soprattutto non sottovalutare mai quello che sembra un corridoio innocuo.

OVER THE HILL
Over the Hill è ambientato nel cuore dell’età d’oro dell’off-road, con veicoli iconici tra gli anni ’60 e ’80, paesaggi enormi e selvaggi ispirati a luoghi reali, e un’idea di viaggio che conta più della destinazione. Non c’è la frenesia da gara né la pressione del tempo: c’è piuttosto l’atto stesso del guidare, dell’esplorare, dello scegliere un sentiero e vedere dove porta.
Puoi giocarlo da solo oppure in cooperativa fino a quattro giocatori, e questo cambia molto il carattere dell’esperienza: se l’esplorazione in solitaria risulta quasi contemplativa, in gruppo si condividono le difficoltà del terreno, tra fango, salite impossibili e recuperi all’ultimo secondo. Il mondo di gioco è dinamico, con meteo variabile, ciclo giorno-notte e un terreno che reagisce davvero al passaggio dei mezzi, trasformando ogni escursione in qualcosa di imprevedibile.
Ci sono anche obiettivi, veicoli da sbloccare, modifiche e piccoli traguardi che spingono a continuare a viaggiare, ma senza mai togliere centralità all’atmosfera; quella sensazione di essere in mezzo al nulla, dove anche perdersi diventa parte del gioco.
In sostanza, Over the Hill è un viaggio lento e condivisibile rispetto alle controparti come Snowrunner o Modrunner, che usa i fuoristrada per farti restare un po’ più a lungo sul percorso sbagliato.

CORSAIR COVE
Corsair Cove ti fa sentire pirata ma con il cervello da amministratore delegato di un impero sul mare. Mica male, vero?
L’era della pirateria è al tramonto, con la Corona che stringe sempre di più la morsa sui mari e tu, inizi da zero su un’isola spoglia e con i resti della tua nave. Da queste poche risorse devi costruire qualcosa che non è solo un rifugio, ma una vera e propria città pirata.
Il gioco mescola city builder e strategia gestionale con un focus molto forte sulle catene di produzione complesse; non costruisci solo edifici, ma interi sistemi che collegano risorse, lavorazioni, equipaggiamenti e persino la vita quotidiana della tua ciurma. Ogni pirata ha bisogni, ruoli e richieste diverse, e se li ignori semplicemente se ne vanno, lasciandoti in mezzo al nulla.
Il mare è parte attiva dell’esperienza, dunque puoi costruire navi, organizzare spedizioni, saccheggiare isole vicine e affrontare la Marina Reale in combattimenti strategici a turni.
Chissà se anche qui sentiremo cantare i pirati “Leave her, Johnny”.

DREADMOOR
DREADMOOR è un’avventura in prima persona ambientata in un mondo sommerso da una catastrofe, dove l’umanità ha praticamente ceduto il passo a un ecosistema deformato, marcio e decisamente inquietante. Tu sei su una piccola imbarcazione da pesca, e il tuo lavoro (almeno in apparenza) è pescare, sopravvivere, migliorare la tua barca e raccogliere risorse tra relitti e insediamenti sparsi. Similmente a quanto accade in un altro titolo chiamato Dredge.
Come spesso accade nei giochi che usano il mare come metafora, la pesca è solo la superficie, perché nei suoi abissi DREADMOOR spinge verso un mondo che sembra sempre sul punto di reagire a ciò che fai.
C’è crafting, c’è sopravvivenza, c’è gestione delle risorse, ma soprattutto c’è questa sensazione continua di essere in un luogo che non è più fatto per l’uomo, dove il mare è qualcosa che ti osserva.

PHASE ZERO
PHASE ZERO è un survival horror in terza persona che riprende l’estetica e le regole dei grandi classici per Playstation degli anni ’90: telecamere fisse, ambienti pre-renderizzati e un ritmo lento, teso, costruito più sull’atmosfera che sull’azione continua. Il tutto ambientato nella cittadina di Flint Peak, nel 1994, dove una malattia misteriosa e una tempesta imminente hanno trasformato il luogo in qualcosa di sempre meno umano.
Controlli diversi sopravvissuti nel corso della storia, ognuno intrappolato nel caos e costretto a muoversi tra strade, edifici e corridoi ormai contaminati da creature grottesche e mutazioni organiche. Il gioco punta molto sull’idea di classico modernizzato, attraverso puzzle ambientali, gestione delle risorse limitata, inquadrature cinematografiche studiate e una regia che vuole ricordare i survival horror storici senza scadere in una semplice imitazione.

RESTORY
ReStory: Chill Electronics Repairs è uno di quei cozy games che ti prende per la gola con la nostalgia, tra circuiti e storie di persone.
Ti mette nei panni del gestore di un piccolo negozio di riparazioni elettroniche nella Tokyo dei primi anni 2000, armeggerai con console, telefoni, lettori musicali e vecchi dispositivi, dovrai pulirli, sostituire i pezzi rotti e riportarli in vita. È un loop fatto di calma, precisione e soddisfazione nel vedere qualcosa tornare a funzionare.
Il cuore del gioco non è solo la riparazione poiché ogni cliente che entra nel tuo negozio porta con sé una storia, e le tue scelte possono influenzare il loro destino e quello della tua attività. Decidere cosa dire, cosa fare con certe informazioni trovate nei dispositivi, o come gestire le relazioni umane diventa parte fondamentale dell’esperienza.
Bisogna anche quadrare i conti, cercare pezzi di ricambio online e far crescere lentamente il tuo negozio, mentre il mondo fuori scorre con quell’atmosfera urbana e un po’ malinconica tipica della Tokyo di quegli anni. Quando vi ricapiterà di dover fare resuscitare una PSP?

AMBROISE NIFLETTE & THE GLEANED BELL
Ambroise Niflette & the Gleaned Bell è un’avventura investigativa in cui interpreti Ambroise Niflette, un giovane detective chiamato a risolvere il mistero della campana “Gleaned Bell”, scomparsa in un villaggio che vive una realtà quasi sospesa. Senza la campana, il tempo stesso sembra essersi inceppato, e l’intera comunità resta bloccata in un’attesa surrela.
Il gameplay ruota tutto attorno all’indagine: esplori il villaggio, interroghi abitanti che nascondono più di quanto dicano, raccogli indizi e li incastri tra loro usando il tuo taccuino da detective. Ogni dialogo può diventare un piccolo rompicapo e ogni dettaglio può cambiare la direzione dell’inchiesta.
Il tono è leggero, quasi fiabesco, il mondo di gioco è costruito come un curatissimo teatrino di stop-motion, dove anche i personaggi più buffi potrebbero nascondere la verità. Grazie per la segnalazione, Kiarakala!

NO SUCH PLACE
No Such Place è un extraction shooter con visuale dall’alto, ambientato in un futuro dove fai parte del U.R.C. (Unknown Research Consortium), un’organizzazione che manda agenti in “frammenti dimensionali” instabili per recuperare risorse, informazioni e sopravvivere a tutto ciò che ci vive dentro. Ogni missione è una discesa in zone anomale e degradate dove spiccano basi abbandonate, foreste distorte, territori congelati o in fiamme, tutti pieni di creature mutate e minacce imprevedibili. Il tuo obiettivo non è solo combattere, ma soprattutto raccogliere il più possibile e uscire vivo prima che il tempo scada.
Un elemento rende questo gioco piuttosto interessante rispetto ad altri dello stesso genere, ovvero il sistema di crafting delle armi. Puoi combinare pezzi assurdi tra loro, creando armi instabili, potenzialmente devastanti o completamente imprevedibili.
In mezzo a tutto questo c’è anche una progressione del personaggio e una base da migliorare, che lega le varie missioni tra loro e dà un senso di crescita costante, anche quando le spedizioni finiscono male.

WE’RE IN TROUBLE
We’re In Trouble parte da un’idea semplicissima e la trasforma subito in caos organizzato.
Tu e i tuoi amici vi ritrovate dentro un ufficio apparentemente vuoto, con un problema decisamente poco gestibile: qualcosa è andato storto, e ora c’è un corpo da far sparire mentre tutto intorno a voi resta immerso nel silenzio più totale. No, non potete chiamare il Signor Wolf per risolvere il problema.
Il gameplay ruota attorno alla collaborazione; muoversi senza farsi vedere, evitare guardie e telecamere, sfruttare oggetti e un’improbabile fisica per risolvere situazioni sempre più complicate. Insomma, uno di quei giochi dove il piano perfetto dura pochi secondi e poi tutto degenera perché qualcuno ha sbattuto una porta nel momento sbagliato.

TENEBRIS SOMNIA
Tenebris Somnia è un’esperienza horror narrativa che punta molto sull’atmosfera e sulla sensazione di disorientamento, ispirandosi a classici come Silent Hill o Resident Evil.
Il gioco costruisce il suo mondo attraverso frammenti, immagini, situazioni sospese e una costante sensazione di qualcosa che non torna del tutto. Il risultato è un’esperienza che gioca molto sul non detto, sul vuoto e su quella tensione lenta che cresce mentre ti rendi conto che ogni risposta che trovi apre altre domande.
Davvero interessanti le sequenze live action dal taglio cinematografico che s’inseriscono con infallibile prepotenza nelle ambientazioni volutamente retrò del gioco. Sono quasi certo che lo apprezzerete.
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