Speciale a cura di Claudio 'Dogghy' Favorito il 13/01/2026
Negli ultimi mesi si è manifestata una crisi senza precedenti nel mercato dell’hardware da gaming, una situazione che in parte ricorda la bolla del mining di criptovalute ma che, a differenza di allora, ha radici molto più profonde e strutturali.
Questa volta la responsabilità non è di minatori improvvisati che svuotano gli scaffali alla ricerca di GPU economiche, ma dell’avanzata inesorabile dell’intelligenza artificiale; un settore che sta assorbendo ogni risorsa tecnologica disponibile, dai chip alle memorie, fino alle linee produttive stesse. L’immagine forse più simbolica di questo momento arriva da Tokyo, dove il negozio Sofmap Gaming di Akihabara ha esposto un enorme cartello con cui chiede ai clienti di vendere qualsiasi PC usato in loro possesso:
“I PC da gioco usati sono ormai davvero esauriti. Ehm, se decidi di sostituire il tuo PC da gioco, per favore vendilo a noi... Lo sto comprando a un prezzo piuttosto alto... Acquistiamo quasi tutti i PC, comprese le scrivanie da gaming, i laptop e persino i normali PC che non sono da gaming...”
Un appello quasi disperato, insolito in un quartiere che per decenni è stato il paradiso dell’hardware, sempre ricco di merce, modelli recenti, prodotti usati e pezzi da collezione. Trovare gli scaffali quasi completamente vuoti, in un luogo noto per l’abbondanza, trasmette immediatamente la gravità della situazione: i PC, soprattutto quelli da gaming, semplicemente non ci sono.
Il motivo è semplice da spiegare, anche se difficile da risolvere. Le aziende che sviluppano o gestiscono modelli di intelligenza artificiale stanno acquistando quantità colossali di RAM e VRAM: HBM (High Bandwidth Memory) per i chip più avanzati, GDDR6 e GDDR7 per acceleratori AI e workstation, DDR5 ad alta densità per i server che addestrano modelli di dimensioni sempre maggiori. Questa domanda insaziabile rende quasi irrilevante il mercato consumer: ai produttori di memoria conviene concentrare ogni singolo lotto su ciò che garantisce margini altissimi, e oggi quei margini arrivano quasi esclusivamente dall’AI. Il risultato è che da mesi la produzione di memoria non riesce a tenere il passo con la domanda complessiva. La DRAM moderna è complessa da produrre, richiede processi sofisticati, impianti enormi e costosi, e i tempi per ampliare davvero la capacità globale si misurano in anni, non in settimane. Per i consumatori questo significa che ogni componente che richiede memoria, dalla RAM di sistema alla VRAM delle GPU, diventa improvvisamente più raro e più caro.
Le GPU da gaming rappresentano una delle vittime più evidenti di questo squilibrio. Le schede video moderne, anche quelle di fascia media, utilizzano quantità significative di VRAM, un componente che oggi è oggetto di una competizione spietata tra il mondo gaming e quello AI. Le aziende, di fronte alla scelta, non hanno grandi dubbi: conviene produrre e vendere GPU professionali e chip per data center, prodotti che garantiscono entrate molto maggiori rispetto alle schede consumer. Questo spiega perché Nvidia e AMD abbiano iniziato a ridurre la produzione di alcune linee consumer e perché molti modelli pensati per il pubblico gaming siano improvvisamente difficili da trovare. Persino alcune varianti entry-level stanno scomparendo: consumano VRAM, occupano linee produttive, ma generano profitti risibili rispetto alle richieste del mondo AI.

Nel frattempo, i prezzi continuano a salire. RAM e VRAM costano di più, il silicio stesso è più richiesto, e l’intera catena di produzione è concentrata su un settore che non è quello dei giocatori. In questo contesto, i negozi stanno rivalutando il mercato dell’usato come unica soluzione per soddisfare anche solo una parte della domanda. PC vecchi di cinque, sei o sette anni diventano improvvisamente appetibili: non solo perché la gente, non trovando il nuovo, si accontenta dell’usato, ma anche perché certe configurazioni, specie quelle basate su componenti di fascia medio-alta di qualche anno fa, oggi garantiscono prestazioni ancora più che accettabili e sono l’unica alternativa realistica per chi vuole un PC da gaming senza spendere cifre spropositate.
Osservando tutto questo non posso evitare una riflessione personale. Per anni, il mondo del gaming è stato uno dei principali motori dell’industria hardware: era il settore che spingeva Nvidia e AMD a innovare, che dettava le regole del mercato, che creava hype e aspettative. Oggi sembra quasi un effetto collaterale. L’AI è diventata il cliente numero uno, quello che decide cosa produrre, quando e in che quantità. Il gaming, al confronto, è un mercato che resta importante ma non più centrale, e la differenza si vede quasi ovunque: nei prezzi, nella disponibilità, nei ritardi, nei modelli che non arrivano sugli scaffali. Non siamo davanti a una crisi passeggera: stiamo vivendo un cambio di era tecnologica, una trasformazione che ridefinirà le priorità dell’hardware per molti anni.
E’ lecito chiedersi cosa accadrà in futuro. È probabile che la situazione rimanga complicata ancora per tutto il 2026, forse anche oltre. Le nuove linee produttive di DRAM richiedono anni per diventare operative, e la domanda AI non sembra destinata a rallentare.
Nvidia e AMD continueranno a investire nella fascia alta e nelle soluzioni professionali, mentre il mercato consumer potrebbe tornare ad avere una certa stabilità solo quando la capacità produttiva globale crescerà abbastanza da colmare almeno in parte il divario attuale. Potremmo vedere un ritorno più deciso del mercato dell’usato, un aumento delle riparazioni e dei potenziamenti incrementali, e persino un allungamento naturale del ciclo di vita dei PC da gaming.
Il mio consiglio, per chi oggi si trova a decidere se aggiornare o meno, è semplice: valutate attentamente cosa vi serve davvero. Se il vostro PC regge ancora i giochi che amate, forse vale la pena aspettare tempi migliori. Se invece dovete cambiare macchina per necessità, considerate seriamente l’usato di qualità o una build con componenti non di ultimissima generazione. Il mercato è instabile e costoso, ma non impossibile da navigare: l’importante è non farsi prendere dalla fretta e fare scelte consapevoli, perché nei prossimi mesi (forse anni) la pazienza potrebbe essere il miglior alleato di un gamer.
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