...

BATTLEFIELD 6

Recensione a cura di Claudio 'Dogghy' Favorito il 24/10/2025

Anche se ho un po' di timore a dirlo a voce alta, sì, sembra che Battlefield sia davvero tornato al suo vecchio splendore.
Dopo lo scivolone preso con il precedente Battlefield 2042, questo sesto capitolo della serie mi ha riportato là dove tutto è iniziato: tra le mura distrutte dei palazzi e l’incessante suono dei colpi nemici. Roba da PTSD, per intenderci.
Battlefield Studios ed Electronic Arts hanno ripreso in mano il loro brand di punta per restituirgli un design definito e la stessa identità che lo ha da sempre contraddistinto nella sua categoria, e il successo di questa presa di posizione si era già evinto dalla open beta di agosto, in cui si è raggiunto un picco di oltre cinquecentomila giocatori simultanei su Steam.
Non stupisce quindi sapere che, nei primi tre giorni dal suo lancio, Battlefield 6 abbia venduto più di sette milioni di copie. Un enorme successo che ha spinto il Vicepresidente Esecutivo, Vince Zampella, a ringraziare il sostegno della community in un’intervista:
“Non diamo mai per scontati momenti come questo, quindi voglio esprimere la nostra sincera gratitudine ai Battlefield Studios e all'appassionata community che ci hanno aiutato a raggiungere questo punto. Vi ringraziamo per aver partecipato con noi all'importante lancio di Battlefield 6. Abbiamo ancora molto da offrire nelle prossime settimane.”
E di contenuti ce ne saranno davvero tanti nelle prossime settimane, a giudicare dalla roadmap ufficiale, ma per il momento mi soffermerò su ciò che ho visto e provato con mano.
La campagna di Battlefield, che generalmente viene considerata accessoria rispetto alla modalità multiplayer, ritengo invece che sia un buon campo di allenamento per prendere confidenza con i controlli e con tutta una serie di armi e gadget che si utilizzeranno in seguito contro altri giocatori online.
La storyline di Battlefield 6 parte da una crisi finanziaria e politica della NATO, una situazione che la costringe a mostrarsi vulnerabile al nemico, ovvero un’organizzazione militare privata high-tech e ben capitalizzata dal nome Pax Armata.

Il giocatore si ritrova quindi a dover mettere le pezze in questo scenario geopolitico disastroso, insieme alla sua squadra di Marine Raiders, denominata “Dagger 1-3”. Europa orientale, Medio Oriente e Nord America sono le principali location in cui si svolgono le nove missioni della campagna di Battlefield 6, per una durata massima di circa cinque ore.
Una trama che alterna momenti altamente cinematografici a sezioni stealth, ma che a mio parere non rimane certo impressa né per la caratterizzazione dei singoli membri di Dagger 1-3 né per il cattivo di turno. Insomma, tante esplosioni, azione frenetica, sound e musiche in grado di forare i timpani, ma rimane tutto lì: uno spettacolo fine a sé stesso che non lascia allo spettatore alcun ricordo marcato dopo i titoli di coda.
La modalità multiplayer è il cuore pulsante di Battlefield 6 e, a giudicare da quello che ho letto e provato su PC, gli sviluppatori hanno voluto fare i conti con il passato senza però restarsene fermi. Tornano le grandi battaglie su larga scala, con mappe studiate in più “zone di combattimento” e un mix di cambiamenti pensati per rendere il gioco più accessibile senza svuotarlo della sua identità. La promessa è quella di offrire un caos scenografico, ma con meno frizioni inutili che ti rovinano la partita.
Alcune mappe sono pensate per scontri massivi in Conquista, popolate da due squadre da trentadue giocatori, altre per momenti più condensati come Corsa (dodici giocatori) o modalità come Dominazione e Squad Deathmatch (sedici giocatori). Se cercate un assaggio della vera guerra su larga scala, provare il brivido dei jet sopra la testa e vedere orde di soldati correre accanto ai carri armati, allora Conquista è la scelta giusta, a patto che siate consapevoli dei numerosi cecchini pronti a porre un’immediata fine alla vostra esistenza mirandovi alla testa.

La mia sensazione generale è che, nonostante il caos estremo sullo schermo, la maggior parte delle modalità multiplayer di Battlefield 6 richieda una solida cooperazione tra i membri della squadra per poter portare a casa la vittoria. Quanto vi sto scrivendo si evince da modalità come Sfondamento o Corsa, nelle quali c’è un costante tira e molla tra chi difende territori e obiettivi e chi invece tenta di attaccarli e conquistarli con tutte le proprie forze.
Anche Escalation, una novità di Battlefield 6, rientra in questo schema di necessaria collaborazione tra giocatori, indirizzandoli verso punti specifici della mappa che progressivamente si restringe fino a farli convergere in un ultimo punto, in cui perde chi rimane senza più ticket di rientro.
Vi sono poi elementi del gameplay tutt’altro che marginali, che completano l’esperienza multigiocatore di Battlefield 6 dandole maggiore spessore. A partire dal nuovo sistema di cinestetica, che comprende movimenti più fluidi: scivolate con rincorsa, la possibilità di ripararsi e sporgersi da un angolo o di trascinare un compagno caduto in un luogo sicuro per rianimarlo.
Poi c’è lei, la signora distruttibilità, ormai un marchio della serie Battlefield e un fattore che, a conti fatti, può stravolgere il corso di una partita. Un edificio che crolla, oltre a essere un reale pericolo per chi vi si trova all’interno, è anche una linea di attacco o di difesa che cambia completamente. Ammetto di essere affascinato dalle innumerevoli variazioni che una mappa può subire sotto i colpi della fanteria e dei mezzi corazzati; non credo che rimarrei attratto a lungo da questa serie se un giorno tale meccanica venisse meno.
Chiaramente ritornano le classi come Assalto, Geniere, Supporto e Ricognitore. La novità è che questi ruoli possono specializzarsi ulteriormente attraverso l’esperienza acquisita in battaglia e possono imbracciare qualsiasi arma, a patto che sia stata sbloccata.
Il sistema di progressione viaggia quindi su due binari non scollegati tra loro: da un lato quello dell’operatore, come accennavo sopra, e dall’altro quello delle armi, che migliorano in base al loro utilizzo, sbloccando modifiche, skin e altri cosmetici. Niente paura comunque, avrete sempre la possibilità di selezionare modalità tradizionali in cui le armi sono vincolate alle rispettive classi.

Il gunplay abbraccia i gusti più disparati dei giocatori, offrendo un ottimo numero di armi e personalizzazioni in grado di modificarne concretamente il comportamento sul campo di battaglia. Non più semplici statistiche (che restano comunque consultabili), ma un feedback reale che richiede pratica e studio, a prescindere che giochiate con il pad o con mouse e tastiera.
È impossibile pensare a una dotazione senza i preziosissimi gadget legati alle singole classi, che possono rivelarsi fondamentali anche per i compagni di squadra. Parlo di strumenti come i defibrillatori, le casse di munizioni, i punti di rigenerazione portatili, le scale ripieghevoli per raggiungere luoghi altrimenti inaccessibili o la fiamma ossidrica per la riparazione dei mezzi. Insomma, c’è sempre un modo per essere utili alla squadra anche senza sprecare una singola pallottola, anche se trovare una via di mezzo resta sempre la scelta migliore.
Ho avuto sin da subito ottime sensazioni giocando a Battlefield 6, probabilmente perché è riuscito finalmente a rimettere insieme i pezzi sparsi della serie, ma con una consapevolezza nuova. Certo, c’è ancora da rivedere e rifinire il bilanciamento delle squadre, il matchmaking e persino qualche punto di spawn sulla mappa, oltre a piccole imperfezioni tecniche come i cadaveri dei nemici che volano via come palloncini. Sono però sbavature quasi impercettibili rispetto al lavoro mastodontico svolto dagli sviluppatori per portare su schermo la reale concezione di guerra: un caos organizzato che solo Battlefield sa creare.
Se tutto questo continuerà a essere supportato con intelligenza e ascoltando la community, allora sì, possiamo davvero dire che stavolta Battlefield è tornato. Per restare.

Condividi su:

Potrebbero interessarti anche

Per assicurare una ottimale navigazione ed altri servizi offerti, questo sito è predisposto per consentire l'utilizzo di Cookies. Continuando si accettano i Cookies secondo l'informativa consultabile a questo link.