Speciale a cura di Claudio 'Dogghy' Favorito il 02/11/2026
E’ passata poco più una settimana da quando BioWare, così come la conosciamo, ha dichiarato sui social la sua chiusura da parte di Electronic Arts. A perdere il lavoro saranno circa 400 dipendenti, molti dei quali lavorano al prossimo gioco della serie Mass Effect chiamato “Universe”.
E’ una notizia che spiazza persino noi che il settore lo viviamo con un occhio diverso, ma che in fondo rimaniamo sempre giocatori, esattamente come voi che usufruite dei nostri contenuti. Quando è uno studio così importante a svanire, ci dovremmo tutti chiedere cosa sta realmente accadendo a questo medium e forse qualche idea siamo riusciti a farcela negli scorsi mesi.
Non mi sento di parlare direttamente dell’accaduto senza prima dirvi cosa è stata BioWare negli anni prima del suo declino. Perché non è stata sempre rose e fiori, anzi.
Baldur’s Gate è il titolo che nel 1998 ha indiscutibilmente consacrato BioWare nel genere RPG, successivamente all’action sci-fi Shattered Steel del ’96. Le regole di Dungeons & Dragons troveranno dimora anche in Baldur’s Gate 2 (2000) e Neverwinter Nights (2002). A quest’ultimo mi avvicinai non soltanto per l’Aurora Toolset, che consentiva di creare moduli, mappe e script, ma anche per la possibilità di poterlo giocare online insieme ad altri appassionati. Molti si ricorderanno anche di Star Wars: Knights of the Old Republic (KOTOR) del 2003, gioco di ruolo ambientato quattromila anni prima dei film. Poi ci fu l’inizio della monumentale opera spaziale fantascientifica Mass Effect (2007), incentrata sulle scelte del Comandante Shepard ed infine, il dark fantasy classico dell’erede spirituale di Baldur’s Gate, ovvero Dragon Age (2009).

Questo non è il curriculum di uno studio qualsiasi, bensì una corrente che mi ha cresciuto nell’amore verso una specifica categoria di videogiochi. La maggiorparte dei titoli che vi ho elencato sono un cult che è impossibile cancellare con un colpo di spugna.
Eppure, se c’è una cosa in cui EA è sempre stata brava è distruggere gli studi di sviluppo di videogiochi; proprio lei che è stata più volte nominata come una delle peggiori compagnie d’America. Appena cinque anni dopo la sua fondazione, EA ha acquistato e poi rapidamente chiuso il suo primo studio. Da allora, ha regolarmente continuato a farlo:
Dunque si arriva a BioWare, l’ultima vittima della privatizzazione di EA avvenuta con una acquisizione da 55 miliardi di dollari da parte di un fondo di investimento saudita, e del contributo di Affinity Partners di proprietà del genero del presidente Trump, Jared Kushner.
Non stupisce nemmeno il recente report della testata giornalistica francese BFM Tech , di cui hanno preso parte alcuni sviluppatori anonimi di BioWare licenziati da EA e nel quale si parla della rimozione dalla demo di Mass Effect: Universe di una bandiera ritenuta troppo simile a quella LGBTQ+, prima di essere mostrata al management di EA.
Secondo Sylvain Trinel, il giornalista che ha scritto l'articolo originale per BFM Tech, la scelta è stata fatta "in previsione di potenziali reazioni negative, data l'attuale struttura azionaria di Electronic Arts. […] Contrariamente a quanto si dice sui social media, (la decisione di rimuovere la bandiera) non è stata presa per nascondere elementi inclusivi, ma piuttosto per anticipare le reazioni negative dei dirigenti conservatori".
Sebbene questo delinei un profilo ben preciso (e ampiamente prevedibile) della nuova Electronic Arts, uno dei co-fondatori di BioWare, Greg Zeschuk (che lasciò l’azienda nel 2012) in un’intervista a 80.lv ha dichiarato che “La dura realtà […] è che le persone che intraprendono la carriera commerciale non provengono mai dal mondo dello sviluppo. […] Perché nessuna di queste persone ha mai creato un gioco, non si è mai seduta e ne ha creato uno dall'inizio alla fine, nemmeno un piccolo progetto, semplicemente non sanno come funziona”.
E’ lecito puntare il dito agli ultimi anni di BioWare, considerate le travagliate fasi di sviluppo e interferenze aziendali sui titoli come Mass Effect: Andromeda, Anthem e Dragon Age: Veilguard. Titoli che hanno subito rinvii multipli, accoglienze fredde da parte della critica, problemi tecnici e scrittura debole, addirittura endgame inesistente nel caso di Anthem. Problemi che finanziariamente hanno pesato come un macigno; del resto EA è dovuta farsi carico di un debito di 18 miliardi di dollari una volta concluso l’accordo di acquisizione.

Non bastano quindi le buone parole di Nicolas Sparth Bouvier, il direttore artistico del franchise Mass Effect, che affermano quanto il team di Universe stesse collaborando senza intoppi: "Durante questo periodo, è stato un privilegio lavorare al fianco di un team così talentuoso, con l'ambizione condivisa di esplorare nuovi territori creativi rimanendo fedeli all'eredità e allo spirito della trilogia di Mass Effect. Sapere che questo lavoro non vedrà mai la luce del sole è davvero straziante. Eravamo bravi in questo. Lo eravamo davvero. Penso al team, al talento, a ciò che avremmo potuto realizzare. In quasi 30 anni in questo settore, raramente ho visto un gruppo così affiatato, così esperto e così bravo a lavorare insieme. E mi sento estremamente onorato di averne fatto parte."
Alla fine, la scelta di EA è ricaduta su Star Wars: Battlefront 3; considerato a quanto sembra un investimento meno rischioso rispetto ai titoli di cui abbiamo parlato poco sopra. Il nuovo sparatutto multiplayer della serie Star Wars, tuttavia, non è ancora in fase di sviluppo.
La cancellazione di Mass Effect: Universe, ma non della serie TV prodotta da Amazon MGM Studios, ha portato più di 200.000 fan a mobilitarsi con l’iniziativa “#SaveMassEffect”. C’è comunque una spaccatura tra i sostenitori che vogliono che il gioco su cui BioWare stava lavorando venga recuperato e altri che preferiscono affidare la serie a un nuovo studio per garantire la sopravvivenza del marchio. E i 400 dipendenti licenziati? Possibile si pensi soltanto al prodotto finale senza considerare a coloro che lo stavano effettivamente portando alla luce?
A chiarire questo aspetto Joe Smith, l’organizzatore del movimento #SaveMassEffect che in un tweet specifica:
“BioWare ha creato l'universo che amiamo e nulla potrà mai sostituire la loro eredità. Tuttavia, ora che lo studio non esiste più, il nostro obiettivo è garantire un futuro a Mass Effect. Chiediamo a EA di preservare il franchise e di esplorare ogni strada percorribile per portarlo avanti, incluso il coinvolgimento dei talenti che lo hanno reso speciale”.
BioWare ha segnato un'intera generazione di giochi di ruolo, costruendo universi e sistemi narrativi che ancora oggi rappresentano un riferimento per il genere.
Tutto questo, però, non è nato da un marchio registrato o da una proprietà intellettuale, ma dal lavoro di centinaia di persone, dalle loro competenze e dalla capacità di trasformare idee in videogiochi. Non abbiamo perso soltanto un altro nome nell'industria videoludica, ma uno studio che, nel bene e nel male, ha contribuito a scriverne la storia.
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