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FORZA HORIZON 6

Recensione a cura di Claudio 'Dogghy' Favorito il 22/05/2026

Forza Horizon 6, di Playground Games, non è un titolo di corse che ha bisogno di grosse presentazioni. Quest’anno lo spettacolare festival delle automobili si è spostato in Giappone ed è probabilmente la location più incredibile che io abbia mai visto in tutta la serie.
Guidare di notte sulle autostrade giapponesi mentre le luci di Tokyo si riflettono sull’asfalto bagnato è una di quelle esperienze che, da sole, valgono il prezzo del biglietto.
L’ho scritto più volte in diversi articoli: basta davvero poco per rendermi un appassionato di auto felice. Datemi un mondo aperto vivo e credibile, un’import da modificare e della buona musica di sottofondo.
Come non ci si può innamorare a vista del Sol Levante, delle sue incredibili reti autostradali, delle lunghe discese con i tornanti, delle foglie di ciliegio che si sollevano dall’asfalto, dei suoi iconici templi, del monte Fuji, dei villaggi dove il tempo sembra essersi fermato e ovviamente dell’immensità di Tokyo, che ha richiesto addirittura un team dedicato per il suo sviluppo.
Sembra un’esagerazione, ma le aree dell’opera di Playground Games si collegano tra loro così bene e sono talmente ricche di dettagli da farvi quasi dimenticare il vero scopo dell’esperienza, ovvero primeggiare tra i migliori piloti dell’isola. Mentre scendete lentamente dai lunghi serpentoni alberati durante la golden hour, potete scorgere all’orizzonte la Tokyo Tower illuminata e rimanere a bocca aperta al solo pensiero di potervi perdere nel vasto intreccio dei suoi vicoli.
La varietà degli scenari è impressionante e il clima dinamico contribuisce tantissimo all’immersione. Un acquazzone improvviso può trasformare una tranquilla corsa notturna in qualcosa di estremamente più tecnico e spettacolare, soprattutto quando l’asfalto riflette insegne e neon della città. Anche il ciclo giorno-notte riesce a regalare scorci memorabili, tanto che in alcuni momenti mi sono ritrovato semplicemente a guidare senza una meta precisa, dimenticandomi completamente delle gare.
Eppure, nell’essenza, Forza Horizon 6 non si discosta troppo dal suo predecessore, nonostante gli sviluppatori abbiano provato a inserire alcune meccaniche inedite che faticano comunque a trovare il loro posto. La personalizzazione del garage, ad esempio, potrebbe dare quel brio in più a tutti quei giocatori che vogliono mettersi in mostra ma che, a conti fatti, presenta ancora dei comandi poco intuitivi.
Persino sotto il profilo delle modifiche estetiche delle vetture si poteva fare qualcosa di più, magari avvicinandosi a ciò che abbiamo visto nell’ultimo Need for Speed o in CarX Street. Voglio comunque precisare che un passo avanti è stato fatto: nuovi componenti sono stati aggiunti all’enorme parco auto del festival ma, ancora oggi, trovo incredibile che l’installazione di uno scarico da gara non comporti un cambiamento visibile sotto il paraurti. È un dettaglio apparentemente piccolo ma che avrebbe contribuito tantissimo alla sensazione di costruire un’auto davvero personale.

Anche il comparto audio merita parecchi complimenti, grazie ad una campionatura dei motori ottima e che riesce a restituire carattere alle diverse categorie di auto. Dalle sportive giapponesi più compatte fino alle hypercar europee, ogni rombo ha una propria identità ben riconoscibile. Guidare all’interno delle gallerie autostradali di Tokyo mentre il suono del motore rimbomba nelle pareti è una soddisfazione difficile da spiegare a parole.
Molto buona anche l’intelligenza artificiale degli avversari; a difficoltà elevate i piloti diventano parecchio aggressivi e non si fanno problemi a chiudervi la traiettoria o addirittura a spingervi fuori strada pur di mantenere la posizione. In alcune situazioni il comportamento dell’IA può risultare quasi frustrante ma riesce comunque a dare quel senso di competizione feroce che mancava in alcuni capitoli precedenti.
Dal punto di vista tecnico sono rimasto sinceramente sorpreso, perchè ho giocato l’intera esperienza su un PC che non definirei più di fascia alta eppure l’ottimizzazione si è rivelata eccellente. Anche nelle aree più dense di Tokyo o durante gli eventi più caotici, il titolo si è comportato molto bene senza grossi problemi di stabilità o cali fastidiosi delle prestazioni.
E poi c’è quell’essenza del “tutto e subito” che appartiene ormai da anni alla formula di Playground Games e che, inevitabilmente, finisce per togliere parte della magia che questo viaggio riesce a regalare. Nel giro di appena un paio d’ore avevo già più di un milione di crediti e una quantità enorme di auto nel garage, quanto basta per affrontare praticamente qualsiasi evento presente nella mappa e soddisfare immediatamente ogni mio desiderio automobilistico.
Quanto sarebbe stato più bello, invece, dover sudare davvero per ottenere certe vetture? Partire realmente da zero, con una macchina modesta da migliorare poco alla volta, affezionandosi ad essa gara dopo gara. Alla lunga, le ricompense troppo generose rischiano di far perdere completamente quel senso di progressione che dovrebbe accompagnare un gioco di corse open world e, insieme ad esso, anche il legame emotivo con le proprie auto. Quando tutto arriva troppo facilmente, persino la supercar più desiderata smette rapidamente di sembrare speciale.

Ad ogni modo, il sistema di guida è migliorato sensibilmente rispetto al passato ed anche la percezione della velocità è molto più marcata, quasi adrenalinica. Come sempre, l’esperienza può essere modellata in base alle impostazioni scelte dal giocatore, rendendola più arcade o più simulativa, addirittura una via di mezzo tra le due filosofie. È chiaro che non potete lasciare attivi i controlli della trazione se la vostra intenzione è quella di cimentarvi nel drift o nelle gare Touge. Siamo pur sempre in Giappone, bisogna rispettare le sue regole della strada.
Esplorando la mappa è possibile trovare delle auto modificate in vendita a un prezzo ridotto rispetto a quello del concessionario, e intendo proprio per strada, agli angoli degli edifici o negli spiazzali. È una piccola aggiunta ma contribuisce parecchio a dare personalità al mondo di gioco.
Inoltre, ho trovato molto interessante l’implementazione dei parcheggi come luogo di ritrovo per i giocatori online. Esattamente come accade nella realtà, all’interno delle PA, le parking area, si possono ammirare le auto e le livree dei partecipanti oltre che commentarle. È probabilmente una delle idee più riuscite dell’intero comparto multiplayer perché riesce finalmente a dare spazio anche al lato sociale della cultura automobilistica giapponese.
Il festival Horizon offre una quantità enorme di eventi e gare pensate per ogni stile di guida ma uno, in particolare, conquisterà il vostro cuore e sicuramente ne avrete già sentito parlare. Sì, parlo proprio della gara contro un Gundam. Completamente fuori di testa.
Sono presenti anche diversi tour del Giappone, forse un po’ brevi nella durata ma comunque interessanti per imparare qualcosa sulla storia del paese e delle sue auto. Avrei voluto vedere un approfondimento ancora maggiore su questa parte del gioco perché il potenziale per fare qualcosa di davvero unico c’era tutto.
Se siete cresciuti con il mito delle gare Wangan sulla Shuto Expressway di Tokyo o sentite ancora il nome Midnight Club riecheggiare nella vostra mente, probabilmente Forza Horizon 6 è il titolo perfetto per rivivere quella sottocultura giapponese insieme ai vostri amici online. E se invece il vostro obiettivo è attraversare di traverso l’incrocio di Shibuya come in The Fast and the Furious: Tokyo Drift, beh, nessuno potrà impedirvelo.
Forza Horizon 6 è una dichiarazione d’amore allo spirito racing del Giappone, con qualche sbavatura, ma realizzata da chi ha capito cosa significhi inseguire quell’immaginario da appassionati. Sinceramente, una volta spento il motore, per me è davvero difficile non avere voglia di tornare subito in strada.

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