...

LITTLE NIGHTMARES 3

Recensione a cura di Claudio 'Dogghy' Favorito il 03/11/2025

“I mostri sotto il letto non fanno paura quando qualcuno ti tiene la mano.”
È una frase di uso comune che mi è saltata in mente poco dopo aver completato Little Nightmares 3, adesso non più nelle mani di Tarsier Studio ma di Supermassive Games (Until Dawn), accompagnato dall’editore Bandai Namco Entertainment.
Little Nightmares 3 fa ancora una volta leva sui sogni angosciosi dei più piccoli, la cui innocenza viene travolta da mostri e luoghi disgustosi, cupi e violenti ai quali noi adulti prendiamo parte e inevitabilmente finiamo anche con il tenerne una scheggia dentro. Il “Nulla”, questo è il nome del mondo in cui il raccapricciante buio permane, ed è proprio qui che i due protagonisti Low e Alone devono superare delle sfide decisamente più grandi di loro. Qual è il motivo di tutto ciò?
Anche in questo terzo capitolo della serie la narrazione rimane volutamente criptica, di libera interpretazione, anche se a tratti sembra spargere delle briciole come a volere condurre il giocatore verso un significato più ampio. In parte ci riesce, ma rimane un senso di smarrimento che non aggiunge comunque nulla di nuovo a ciò che è stato fatto precedentemente da Tarsier Studio. E sebbene io ritenga che in parte questo sia un bene, dall’altra avrei voluto più informazioni per contestualizzare meglio questa esperienza della durata di circa sei ore (giocando lentamente).
Non esistono linee di dialogo e, a parte qualche breve scena d’intermezzo, Little Nightmares 3 scorre velocemente tra quattro capitoli come se fosse un unico piano sequenza; un viaggio costellato incessantemente da inseguimenti, sezioni in cui bisogna nascondersi e risolvere enigmi sfruttando le abilità dei protagonisti.

Qualche riga sopra vi scrivevo di come Supermassive Games abbia pressoché ricalcato il lavoro dei precedenti sviluppatori, senza azzardare troppo, non soltanto dal punto di vista narrativo ma anche in termini di ambientazione e giocabilità. Soltanto alcune delle ambientazioni le ho sentite davvero ispirate e ho percepito, inoltre, un costante senso di déjà-vu per ciò che concerne i puzzle e le meccaniche atte a risolverli.
L’unica vera novità di Little Nightmares 3 è stato il piacere di godere dell’esperienza online, per tutta la sua durata, in cooperazione con Iruma (l'intera run la trovate qui); ed è necessario dirvi che basta acquistare una sola copia di Little Nightmares 3 per invitare un amico/a a prenderne parte gratuitamente.
Nonostante mi lasci alquanto stranito la totale assenza di una modalità multigiocatore locale, riconosco che giocarlo online con un’altra persona in carne ed ossa mi ha comunque permesso di provare un senso di smarrimento e paura proprio perché entrambi non avevamo mai idea di cosa fare e spesso ci ritrovavamo a dover lottare per la vita. Certo, non sempre per merito nostro.
Tra importanti giochi di luci e ombre, una telecamera non sempre perfetta e che non ci dava il giusto senso di profondità dello scenario, oltre alle compenetrazioni che causavano il blocco dei nostri personaggi nei momenti meno opportuni, ricominciare dall’ultimo checkpoint era spesso fondamentale.
Quando riuscivamo a superare questi ostacoli tecnici, compresi quelli relativi a disconnessioni/lag frequenti, usavamo le frecce scoccate dall’arco di Low e la chiave inglese di Alone per superare i puzzle in un mondo effettivamente più grande di loro.

Le porte, così come tutti gli altri appigli raggiungibili facilmente soltanto da un adulto, diventano viceversa degli ostacoli invalicabili per i singoli personaggi; l’aiuto reciproco è ciò che gli consente di non rimanere incastrati in quell’oblio. Una freccia scagliata contro un interruttore, una chiave inglese utilizzata contro un muro un po' più fragile per aprirne un passaggio: talvolta sono richieste consecutivamente entrambe le abilità dei protagonisti in un tempo veramente ristretto, in cui non può esserci margine di errore. E tutto ciò viene enfatizzato anche dalle animazioni, in particolar modo dai movimenti lenti e stanchi di Low e Alone.
Mi piace pensare proprio a quest’ultimi, metaforicamente parlando, come due candele nel buio; un barlume di forza nel quale bisogna credere e mettercela tutta nonostante le avversità. Il loro legame, privo di parole, è innocente ma profondo, ed ecco perché possono prendersi per mano l’un l’altra e accompagnarsi; vi capiterà di assistere anche a degli abbracci che scaldano davvero il cuore e ci ricordano che non siamo mai soli nella nostra oscurità.

Condividi su:

Potrebbero interessarti anche

Per assicurare una ottimale navigazione ed altri servizi offerti, questo sito è predisposto per consentire l'utilizzo di Cookies. Continuando si accettano i Cookies secondo l'informativa consultabile a questo link.