...

REANIMAL

Recensione a cura di Claudio 'Dogghy' Favorito il 06/03/2026

Tarsier Studios, lo studio svedese dietro Little Nightmares II e III, torna a raccontarci una storia horror più cupa e violenta: Reanimal.
L’impronta dei suddetti sviluppatori è ben palese fin dai primi istanti del gioco che, ancora una volta, assume la forma di un puzzle-platform in cui i due protagonisti tentano di fuggire da un inquietante gruppo di isole.
Per chi non fosse avvezzo a questo genere, sappia che l’esperienza di gioco è piuttosto lineare. Lo schermo è completamente esente da qualsivoglia interfaccia o indicatori, la telecamera segue i movimenti dei personaggi ed in generale si corre, ci si arrampica, ci si nasconde e alle volte si muore e si riprova.
Giocando a Reanimal ho avuto la percezione che la scenografia, impeccabile, occupasse più spazio rispetto alla giocabilità e alla narrazione. Non me ne vogliate, per quanto possa essere intrigante la trama di Reanimal e con un finale piuttosto importante, il mondo in cui si muovono i personaggi ruba la scena mostrandosi nella sua macabra imponenza: una palette di colori poco saturi, composta perlopiù dal nero e dal blu, contrastati da un rosso acceso che spezza la tetraggine e cattura l’attenzione.

È palpabile la sensazione di precarietà e di pericolo anche quando si cammina in una stanza vuota di un edificio fatiscente. Ogni passo è uno scricchiolio su un’asse della quale non si è mai certi della resistenza. Dietro l’angolo di un corridoio può sbucare qualcosa che striscia verso il giocatore, un muro di cemento può crollare sotto il peso di un animale mutato in qualcosa di mostruoso.
Dall’altro lato della medaglia ci sono i puzzle semplificati e già noti ai fan della serie Little Nightmares, così come un’esplorazione limitata a percorsi in cui bisogna rimanere in equilibrio su strutture pericolanti, saltare con il giusto tempismo, trovare vie di fuga attraverso l’attenta osservazione dell’ambiente circostante, utilizzare strumenti chiave per azionare porte o meccanismi. Tutto questo seguendo una linea retta dall’inizio alla fine, salvo sporadici spazi segreti di cui non voglio dirvi troppo.
Ci sono in ogni caso degli elementi che spezzano questa catena del già visto, come le sessioni in barca, che ho apprezzato, in cui ci si può muovere liberamente su medie distese d’acqua e colpire mine acquatiche e infilzare mostri con gli arpioni. Oltre a ciò ci si può difendere da attacchi ravvicinati contrattaccando con un piede di porco.

Ho giocato Reanimal in solo e questa scelta non mi ha portato particolari svantaggi né destato preoccupazioni per ciò che concerne l’intelligenza artificiale del compagno d’avventura. Certo, se volete farvi seguire da un amico in carne ed ossa potete donargli l’ormai consolidato “pass amico” senza fargli sborsare un centesimo.
Dal mio punto di vista, Tarsier Studios ha preferito non sbilanciarsi più di tanto e rimanere ben saldo alle rotaie che lo hanno precedentemente portato al successo. Non è una scelta totalmente errata ma, in un settore in costante evoluzione come quello dei videogiochi, osare giusto un po’ di più potrebbe fare la differenza (vero It Takes Two e Split Fiction?).
Ad ogni modo, vi consiglio di occupare le prossime quattro o cinque ore in compagnia di Reanimal e di lasciarvi trasportare dalle sue inquietanti ambientazioni e dall’impeccabile regia. Non reinventa la formula, ma dimostra ancora una volta quanto Tarsier Studios sappia costruire mondi disturbanti e affascinanti, capaci di rimanere impressi anche dopo i titoli di coda.

Condividi su:

Potrebbero interessarti anche

Per assicurare una ottimale navigazione ed altri servizi offerti, questo sito è predisposto per consentire l'utilizzo di Cookies. Continuando si accettano i Cookies secondo l'informativa consultabile a questo link.