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ROUTINE

Recensione a cura di Claudio 'Dogghy' Favorito il 18/12/2025

Nessuno può sentirvi urlare nello spazio, nemmeno dopo tredici anni.
È questo all’incirca il lasso di tempo che Lunar Software ha impiegato per lo sviluppo di Routine, un horror fantascientifico in prima persona ambientato nella colonia lunare chiamata Union Plaza.
Il protagonista, se non fosse per la sua tuta spaziale, sarebbe il classico IT aziendale in jeans e polo a maniche corte, quello che chiameresti per aggiustare la stampante rotta del tuo ufficio. L’immagine che vi ho dato del personaggio non si discosta molto da quello che in realtà è chiamato a fare: mediante il suo Cosmonaut Assistance Tool (CAT) può infatti accedere e districarsi nella rete informatica della struttura in cui si trova. Il vero problema è lavorare sotto la pressione delle guardie robot, che non vedono affatto di buon occhio gli smanettoni.
Routine non vi metterà per niente a vostro agio. Non c’è un’interfaccia ad indicarvi gli obiettivi né la strada giusta da percorrere; lo stesso CAT può essere letteralmente esaminato dalle mani del protagonista per attivarne i vari moduli. Questo strumento, fondamentalmente la vostra ancora di salvezza dall’inizio alla fine della storia, vi aiuterà a sbloccare porte, illuminare gli anfratti più bui ed altro ancora che non voglio dirvi per non rovinarvi la sorpresa. Occhio però al consumo delle batterie, perché non ne troverete molte in giro.

Se pensate al CAT come ad un’arma in grado di difendervi dalle minacce insite in Union Plaza, ho una parziale brutta notizia per voi. Potete fermare i robot, ma soltanto per qualche istante; la maggior parte del tempo la passerete a nascondervi, come ai bei tempi di Alien: Isolation. Ve li ricordate ancora quei bei salti di puro terrore sulla sedia da gaming?
Ciò che mi ha incuriosito di più del lavoro svolto da Lunar Software in Routine è la ricercatezza degli ambienti e l’interazione del giocatore con questi. Il risultato è volutamente scomodo e singolare, non scoraggia ma gioca ad un buon livello sul filo psicologico.
Il protagonista non parla, dunque la trama del gioco si apre attraverso una serie di documenti, e-mail, filmati e registrazioni audio di chi ha vissuto e lavorato all’interno della colonia lunare. L’effetto è quello di un film horror in cui si viene introdotti a qualcosa di terribile a poche molliche alla volta, attraverso suoni inquietanti ed immagini poco chiare.
Union Plaza è ciò che vi aspettereste da una visione anni ’80 dello spazio, composta da vecchi schermi TV e monitor CRT, proiettori, terminali e assistenti robot usurati, sporchi e abbandonati al loro destino. L’interazione con tutti questi avviene come nella realtà: basta avvicinarsi per far comparire un cursore sul display, talvolta costringendovi a spostarvi di lato per via della luce riflessa su questo o perché troppo sporco per risultare illeggibile. Ho adorato questo dettaglio.

L’Unreal Engine 4 ha permesso agli sviluppatori di creare degli spazi davvero inquietanti e ricchi di particolari, anche se a vincere su tutto è il sound design, che vi assicuro può tenervi costantemente sulle spine, specialmente se terrete un orecchio sempre teso alla distanza dei passi dei robot di cui vi scrivevo qualche riga sopra.
Routine non è un titolo longevo. Il tempo necessario al suo completamento dipende da quanto in fretta risolverete i suoi enigmi, ed alcuni potrebbero farvi girare in tondo per svariati minuti. Non è comunque un difetto, come non lo è la scelta di adoperare alcuni elementi del gameplay un po’ più macchinosi e dunque lenti rispetto a ciò a cui siamo abituati.
Non perdete troppo tempo a pensarci su, vale la pena fare questo viaggio sulla luna.

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