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SILENT HILL f

Recensione a cura di Claudio 'Dogghy' Favorito il 05/11/2025

Credevo che non ci sarei più riuscito e invece ho finalmente completato Silent Hill f e scoperto, in modo parallelo, quasi tutto ciò che c’è da sapere sulla sua trama.
Sono uno di quei giocatori che si è avvicinato con titubanza a questo nuovo capitolo horror sviluppato da NeoBards Entertainment e Konami, fiutando in anticipo delle scelte di game design non proprio in linea con i predecessori.
Non me ne vogliate, per carità, sono sempre favorevole al dare un nuovo slancio ai grandi classici ed, in generale, mi incuriosisce scoprire quanto osano gli sviluppatori in un determinato progetto. È chiaro però, soprattutto quando si tocca un mostro sacro del genere survival-horror, che il rischio di cadere giù dal sottile filo del gradimento è piuttosto elevato.
Nulla da ridire sulla storia di Hinako, la protagonista di Silent Hill f, che ci immerge in un vortice psicologico costellato di simbolismi, turbamenti ed una moderata dose di gore.
In tutto questo fa da sfondo Ebisugaoka, una cittadina rurale giapponese di pura finzione degli anni Sessanta, avvolta nella nebbia per via dei fumi delle sue miniere di carbone; il classico luogo in cui tutti sanno di tutti ed è quindi facile incorrere in qualche pettegolezzo.
Hinako è una ragazza fragile, segnata dal difficile rapporto con suo padre, ormai conosciuto da tutta la cittadina per le alzate di gomito, e la madre, completamente sottomessa al marito.
È una storia di violenza domestica, fisica e psicologica, ma è altresì un affaccio sul mondo adolescenziale di quel preciso contesto storico, in cui le amicizie e gli amori s’intrecciano tra i banchi di scuola sotto il tetto di un’apparente ingenuità. O perlomeno sembra essere così per alcuni degli altri personaggi della trama; il viaggio nell’abisso mentale di Hinako è qualcosa che non voglio raccontarvi per non togliervi il piacere di scoprirlo giocando.

Ebisugaoka diventa improvvisamente campo fertile per una profonda nebbia che porta con sé radici e fiori color cremisi che sbocciano su strade, case e creature inquietanti ed efferate; una sorta di sfogo maligno che non lascia scampo ad anima viva, tant’è che soltanto Hinako e i suoi giovani amici sembrano esserne stati graziati.
Ho impiegato circa dodici ore per completare la storia di Silent Hill f a difficoltà normale e dovrei spenderne altre ancora per sbloccare nuovi filmati e documenti per comprenderla a pieno. Sì, YouTube mi ha fatto risparmiare parecchio tempo in merito.
Personalmente non amo affatto dover iniziare una nuova partita con il solo scopo di unire i pezzi della trama frammentata di un videogioco, specialmente se a remarmi contro, come vi scrivevo nelle prime righe, ci sono delle meccaniche non proprio facili da digerire.
Le nuove partite, infatti, non aggiungono nulla dal punto di vista della giocabilità, né sezioni nuove di Ebisugaoka da esplorare, nonostante io debba comunque sottolineare come questa lasci al giocatore sporadiche occasioni di esplorazione dei suoi vicoli.
Sta di fatto che Silent Hill f rimane principalmente un’esperienza lineare e difficilmente mi sono sentito smarrito, tutt’al più mi è capitato di bloccarmi sulla risoluzione di qualche enigma che mi impediva di proseguire. E questo è un bene.
Voglio subito arrivare alla meccanica che più di tutte mi ha impedito di godere a pieno dell’atmosfera di Silent Hill f: il combattimento corpo a corpo.
Ritengo che questo nuovo capitolo della serie sia sceso fin troppo a compromessi con un aspetto action che non gli appartiene a pieno. Le armi bianche come mazze, falcetti, coltelli, asce e la totale assenza di bocche da fuoco possono tranquillamente coesistere in questo contesto, ma schivate, attacchi speciali e stamina un po' meno. Vorrei aggiungere un dettaglio in merito a questo sistema di combattimento, ma rischierei di incorrere in uno spoiler; sappiate solo che, a un certo punto, vi sembrerà quasi di non stare più giocando allo stesso genere.
Le statistiche di Hinako, quali la resistenza, la salute mentale e i punti ferita, possono essere migliorate effettuando delle offerte in appositi altarini, usati anche per salvare la partita. Si può inoltre aumentare il numero degli omamori (amuleti) trasportabili per ricevere maggiori abilità passive.

In Silent Hill f non vi è una grande varietà di nemici, che di per sé non sarebbe un problema se non fosse che sono stato coinvolto in combattimenti in quasi ogni singola sezione della mappa. Talvolta ho avuto la sensazione che questi fossero stati aggiunti semplicemente per allungare il brodo, bloccandomi in passaggi strettissimi ed impedendomi di schivare e gestire al meglio la telecamera.
Ma c’è un ulteriore effetto collaterale di quanto vi ho appena scritto, ovvero che gli scontri sono così frequenti da smorzare quasi da subito l’atmosfera di terrore che i bellissimi ambienti di Silent Hill f hanno da offrire. A poco prima della metà della mia partita, infatti, la tensione che provavo nelle prime battute è svanita, lasciando spazio a una mattanza sterile dei nemici e qualche perplessità sul fatto che non fanno cadere alcun oggetto e non danno ricompense di alcun tipo.
Quindi sì, confermo, la maggior parte delle volte servono soltanto a sbarrare la strada.
Mi duole davvero tanto essere severo con un titolo che, eliminati degli elementi superflui, poteva sicuramente attestarsi come uno dei migliori survival-horror dell’anno.
Silent Hill f offre una storia particolarmente elaborata che depista il giocatore attraverso numerose informazioni frammentarie, fino al raggiungimento dei titoli di coda dove rimane in ogni caso sospeso; dubbi che possono essere fugati soltanto a una seconda o terza rilettura. Oltre al percorso di Hinako, Ebisugaoka cela leggende e misteri che emergono solo a chi sceglie di esplorarla con particolare attenzione.
Davvero un peccato che a una trama di prim’ordine come quella di Silent Hill f e al suo comparto tecnico, che sostiene perfettamente un’atmosfera degna del suo nome, si aggancino delle componenti fin troppo action.
Giocarlo a difficoltà “storia” potrebbe in parte alleviare il peso di questa scelta di sviluppo non proprio condivisibile; forse, a prezzo ridotto, risulterebbe anche più facile accettarla.

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