Recensione a cura di Claudio 'Dogghy' Favorito il 04/08/2026
Se vi dicessi che esiste un gioco cooperativo online, con ambientazione lovecraftiana, che vi farà letteralmente impazzire, mi credereste?
In The Mound: Omen of Cthulhu di ACE Team, il giocatore veste i panni di uno dei quattro avventurieri disponibili alla ricerca di tesori su un’isola misteriosa in cui scomparvero ben due galeoni. Questa premessa farebbe tirare i remi in barca a chiunque sano di mente, ma no, cerchiamo pure questo fantomatico The Mound, che si dice nasconda delle ricchezze incredibili. Cosa potrebbe mai andare storto?
Ve lo dico io, avendolo giocato perlopiù in gruppo con la cara Iruma e successivamente con Nerdando e Malvaisso. The Mound: Omen of Cthulhu non è una di quelle esperienze nelle quali si viene accompagnati e dunque introdotti alle meccaniche di gioco. Piuttosto, si parte tutti da una nave che funge da base per le spedizioni, si sceglie il contratto dal nome meno ambiguo, si divide l’equipaggiamento in dotazione con i propri compagni e si sbarca verso l’ignoto.
La maggior parte degli incarichi proposti richiede di sgraffignare tesori nella foresta dell’isola fino al raggiungimento di una certa soglia, ma ci sono anche altri obiettivi, come recuperare dei corpi, eliminare particolari minacce o recuperare i diari utili a proseguire il viaggio e ad addentrarsi sempre più verso The Mound.

È facile perdersi nelle labirintiche mappe del gioco, costituite da percorsi nascosti e altri da liberare per favorire il passaggio di un carretto che funge da stash itinerante per qualsiasi cosa venga raccolta lungo il percorso. Grazie a questo, semmai si riuscisse a tornare sulla nave, viene minuziosamente attribuito un valore ai singoli idoli, funghi, legna, cervi, armi e altro depositato al suo interno; dunque, il giocatore ha sempre contezza, o quasi, di avere o meno raggiunto l’obiettivo richiesto dalla missione.
La difficoltà del gioco, tuttavia, non passa soltanto dal ristrettissimo numero di slot dell’inventario del giocatore, il quale è costretto a fare costantemente la spola tra l’area in cui si trova e il carro. Ciò che mi ha fatto spesso tornare alla base con le pive nel sacco è il numero cospicuo di mostri che talvolta mi sono ritrovato a fronteggiare, nonostante la foresta fosse “moderatamente agitata”. Alcuni di questi sono riusciti ad abbattermi con pochissimi colpi. Come se non bastasse, il tempo per permettere ai compagni di rialzarmi da terra era troppo limitato, perciò si ritrovavano a combattere in solitaria contro gli orrori della giungla e con il mio personaggio trasformatosi in un feroce non morto.
Il sistema di combattimento non aiuta di certo a migliorare l’esito delle spedizioni, presentandosi impreciso e con animazioni poco fluide, nonostante alcune trovate interessanti, come la miccia degli archibugi o delle pistole che non si accende se bagnata dalla pioggia.

A rendere speciale The Mound: Omen of Cthulhu, rispetto ad altri titoli dello stesso genere, è il sistema di follia e di percezione alterata. Durante le missioni, infatti, con lo scorrere del tempo, la foresta si risveglia e, conseguentemente, i giocatori iniziano a perdere sanità mentale; ciò si traduce in vere e proprie allucinazioni visive che vi faranno addirittura sospettare dei vostri stessi compagni. Capita, ad esempio, di vedere una figura umana là dove per gli altri non c’è, membri delle spedizioni con sembianze mostruose, alberi muoversi in modo anomalo e molto altro che voglio che scopriate da soli.
Spostarsi in gruppo è sicuramente la scelta migliore per evitare di dover richiamare costantemente i propri compagni con un fischio, ciononostante sappiate che il gioco riuscirà comunque a mettervi alla prova e questo vi strapperà un sorriso o uno spavento.
Sono più che certo che The Mound: Omen of Cthulhu sia un titolo che va giocato esclusivamente in gruppo, sia per i motivi di cui vi ho appena scritto, sia per la difficoltà che potrebbe rendere frustrante, ma non impossibile, l’esperienza in solitaria. Alla lunga, salvo nuovi contenuti, potrebbe anche risultare un po’ ripetitivo negli obiettivi, ma prima di allora ne avrete di tentacoli da tagliare.
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