Recensione a cura di Claudio 'Dogghy' Favorito il 12/11/2025
Ho visto cose nella “Rusty Belt” di Arc Raiders che non potete nemmeno immaginare.
Non lo scrivo con la consapevolezza di chi ha vissuto una sorta di trauma, ma con il sorriso e l’adrenalina che mi scorre ancora nelle vene. Se appaio esagerato, evidentemente vi siete persi gran parte delle mie live (potete recuperarle qui).
Qualche mese fa iniziai a parlare di Arc Raiders, sviluppato da Embark Studios (gli stessi di The Finals). Soltanto adesso, a prodotto finito e rilasciato al pubblico, sento di raccontarvi come sto vivendo i miei giorni a Nuova Speranza, una cittadina sotterranea fittizia dell’Italia meridionale.
Accadono fatti quasi surreali in superficie, dove non ci sono regole se non quelle dettate dalla sopravvivenza; vale a dire quel “mors tua, vita mea” che riguarda sia i raiders che gli Arc.
Arc Raiders è un extraction shooter PvPvE, almeno sulla carta. In realtà ho scoperto sin da subito che uscire in superficie in solitaria, rispetto a una squadra da due o tre persone, offre più probabilità di sopravvivenza. Vi chiederete il perché.
La mia onesta risposta è che non ne ho la più pallida idea, se non il vago pensiero che, in qualche modo, si sia creata di punto in bianco una sorta di solidarietà tra raiders, i quali si salutano e si chiedono gentilmente di non spararsi a vicenda attraverso le emoticon o la chat vocale, così da continuare il loro looting selvaggio.
In poche parole, i giocatori hanno quasi creato autonomamente una modalità PvE dove non è prevista. Sottolineo “quasi”, perché troverete sempre, anche in solo, il giocatore pronto ad attaccarvi per rubarvi anche le scarpe.
Potrebbe anche trattarsi della cosiddetta “gear fear”: la paura di perdere l’equipaggiamento e il bottino appena trovato. Gridare “don’t shoot” in molti casi vi aiuterà a salvare la pellaccia.
Ad ogni modo, non fidarsi degli altri raiders fa parte del gioco. Se avete provato titoli come DayZ, Escape from Tarkov, Rust, Scum e altri simili, sapete già che molti si fingono amichevoli solo nell’attesa del momento giusto per colpirvi. Sì, un raider “alleato” mi ha ucciso mentre ero concentrato ad abbattere un drone e questo ha ferito i miei sentimenti tanto quanto aver perso risorse rare.

Sebbene gli Arc abbiano di per sé un’indole creativa quando si tratta di annientare i raiders, ciò che ho visto accadere tra gruppi di giocatori mi ha lasciato basito.
Durante le mie scorribande ho visto persone saltare per aria a causa di mine piazzate strategicamente sul pulsante per chiamare l’ascensore o direttamente al suo interno. Vi immaginate perdere il loot a un passo dall’estrazione?
Una sera ho osservato dall’alto uno scontro tra due gruppi di raiders; qualcuno ha usato bombe esca per attirare l’attenzione degli Arc sui rivali e, approfittando della confusione, ha infierito senza pietà.
In generale, ogni scontro a fuoco in Arc Raiders è unico. Che si esca vincitori o sconfitti, rimane la sensazione di aver preso parte a qualcosa di epico e, spesso, imprevedibile.
L’ossatura del gioco è stata pensata da Embark Studios affinché tutto fluisca come l’olio negli ingranaggi di un motore perfettamente funzionante: i movimenti dei personaggi, il gunplay, gli NPC che popolano il mondo, la complessità degli ambienti, il sound design.
Nuova Speranza, invece, funge da hub in cui ci si prepara per le spedizioni: si migliorano i tavoli da lavoro, si creano armi e scudi più efficienti, si accettano missioni dai mercanti e si assegnano i punti esperienza alle abilità passive.
Raggiunto un certo livello, si può competere con altri giocatori per ottenere un rango specifico entro un arco temporale limitato e le ricompense, generalmente, sono estetiche.
Gli sviluppatori hanno altresì deciso di non procedere con wipe periodici, a differenza di altri titoli simili. Tuttavia, offrono la possibilità di resettare volontariamente il proprio personaggio, mantenendo alcuni benefici e sbloccando nuove ricompense. Per chi vive di pane e Call of Duty, il sistema sarà subito familiare (prestige).

Non è un caso che Arc Raiders abbia venduto più di quattro milioni di copie in poco più di dieci giorni e abbia raggiunto il record di circa settecentomila giocatori simultanei.
Dal mio punto di vista, non è solo una questione di stile, e credetemi che ne ha da vendere, ma di atmosfera, capace di catturare sia chi ama il PvP sia chi, come me, predilige il PvE.
È l’incertezza del muoversi nelle sue splendide mappe, di giorno o di notte, con la tempesta magnetica o con la presenza imponente della Regina; la possibilità di tornare a casa con un oggetto raro, o magari con un pugno di mosche in mano.
Embark Studios ha già pianificato i contenuti futuri fino a dicembre 2025 e se il supporto rimarrà costante e corposo, avremo modo di sentire parlare di Arc Raiders per molto tempo.
Concludo con una riflessione: se il mondo è stato distrutto dagli Arc, perché noi raiders continuiamo a scontrarci invece di fare fronte comune? Forse la risposta la conosciamo già.
Io, comunque, continuerò ad aggrapparmi alla possibilità di trovare qualcuno come me, un po’ titubante nel premere il grilletto e decisamente propenso a gridare “Hey, wanna team up?”.
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