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GTA VI: DAL CASO KURTAJ A CYBERLEEK

Speciale a cura di Claudio 'Dogghy' Favorito il 06/09/2026

Per Rockstar Games, Grand Theft Auto VI è uno dei progetti più importanti nel mondo dell'intrattenimento, un titolo sul quale l'azienda ha costruito per anni una strategia comunicativa estremamente controllata. Proprio per questo, negli ultimi quattro anni, GTA VI è diventato anche uno dei videogiochi più colpiti dai leak di sempre.
La prima enorme fuga di materiale risale al 2022 e ha portato all'identificazione di un giovane hacker britannico, Arion Kurtaj, membro del gruppo chiamato “Lapsus$”. La sua storia si è conclusa con un provvedimento giudiziario molto particolare, ovvero non una normale pena detentiva, ma un ricovero a tempo indeterminato in una struttura psichiatrica di sicurezza.
Nel 2026, quando sembrava che quella pagina fosse ormai chiusa, è comparso un nuovo protagonista: CyberLeek.
Questa volta, però, non si è trattato di un singolo episodio, ma di un’azione protrattasi per giorni, durante i quali sono stati pubblicati nuovi video apparentemente provenienti da una build giocabile di GTA VI. Questo materiale è stato accompagnato da un manifesto contro alcune pratiche dell'industria videoludica e, soprattutto, da una criptovaluta chiamata “$CYBERLEEK”.
Il risultato è stato un nuovo scontro tra Rockstar, Take-Two e un'entità anonima che, dopo aver raggiunto una enorme esposizione online, ha lasciato dietro di sé un token crollato, centinaia di migliaia di dollari movimentati e un'indagine federale ancora in corso. Mettetevi comodi, perché sarà una lunga lettura. Dunque, partiamo dall'inizio.
Il 18 settembre 2022 internet viene travolta da una notizia destinata a entrare nella storia dell'industria videoludica, quella di un hacker che pubblica online decine di video provenienti da una versione ancora in sviluppo di Grand Theft Auto VI.
I filmati, circa 90 video e decine di minuti di gameplay, mostrano personaggi che si muovono all'interno di Vice City, missioni, sparatorie, veicoli, dialoghi e numerosi sistemi ancora in fase di sviluppo. Rockstar conferma poco dopo di essere stata vittima di un'intrusione nella propria rete e definisce l'accaduto una network intrusion, assicurando comunque che l'incidente non avrebbe provocato conseguenze a lungo termine sullo sviluppo del gioco.
Tuttavia, la società è costretta a fare qualcosa che raramente aveva fatto con un progetto di questa portata, cioè parlare pubblicamente di materiale non ancora pronto e non ancora destinato al pubblico.

Dietro questo primo leak emerge il nome di Arion Kurtaj, giovane britannico associato al gruppo di cybercriminali Lapsus$.
La sua storia è particolarmente sorprendente perché l'attacco a Rockstar Games non rappresentava un episodio isolato: in precedenza aveva già preso di mira importanti aziende tecnologiche, tra cui Nvidia e altri grandi gruppi. Kurtaj era sotto custodia delle autorità quando avvenne l'attacco a Rockstar Games e, secondo quanto emerso durante il procedimento, gli era stato confiscato il computer e si trovava in un hotel sotto sorveglianza.
Utilizzando un Amazon Fire TV Stick, una televisione dell'hotel e il proprio telefono cellulare, Kurtaj riuscì a penetrare nei sistemi interni di Rockstar Games e a sottrarre materiale relativo a GTA VI. Insomma, MacGyver scansati proprio.
La situazione degenerò quando Kurtaj riuscì ad accedere anche ai sistemi interni di comunicazione dell'azienda, arrivando a minacciare Rockstar Games e sostenendo che avrebbe pubblicato il codice sorgente del gioco se la società non lo avesse contattato tramite Telegram. Il materiale venne poi diffuso pubblicamente.
La sentenza di Kurtaj arrivò a dicembre 2023, quando il tribunale stabilì un hospital order a tempo indeterminato, cioè il suo trasferimento e mantenimento in una struttura psichiatrica di sicurezza senza una data prefissata per il rilascio. La decisione fu legata alla valutazione degli specialisti, secondo cui Kurtaj rappresentava ancora un pericolo significativo e avrebbe potuto tornare a commettere reati informatici.
La sua condizione aveva inoltre fatto sì che il processo assumesse una forma insolita; la giuria dovette stabilire se avesse commesso gli atti contestati, non se fosse penalmente responsabile nel senso tradizionale. Alla fine non gli venne inflitta una normale pena pecuniaria, né venne stabilito un numero preciso di anni di carcere. Il provvedimento prevedeva che rimanesse nella struttura fino a quando i medici non lo avessero ritenuto non più pericoloso.
Rockstar stimò in circa 5 milioni di dollari i danni legati all'attacco, ai quali si aggiunsero migliaia di ore di lavoro necessarie a rivedere le proprie procedure di sicurezza e a gestire le conseguenze.
Nel 2026 Rockstar ha ormai presentato ufficialmente Grand Theft Auto VI e il progetto è entrato nella fase finale della propria campagna promozionale. Proprio in questo periodo appare CyberLeek, un’entità anonima che comincia a pubblicare filmati apparentemente provenienti da una build giocabile del gioco.
CyberLeek costruisce una campagna di leak seriale, nella quale ogni nuovo filmato alimenta quello successivo, grazie a un pubblico che viene invitato a partecipare attivamente alla scelta di ciò che verrà diffuso.

Tra i filmati più significativi c'è quello nel quale il giocatore utilizza le armi per sparare contro una parete, componendo progressivamente la parola "LEEK". Una sorta di firma che ha anche un'importanza tecnica, quella di dimostrare che chi ha pubblicato il materiale non dispone semplicemente di video preregistrati, ma sembra avere accesso a una versione interattiva del gioco. È necessario comunque sottolineare che non è stato pubblicamente dimostrato che CyberLeek possieda l'intero gioco. Le prove disponibili indicano l'accesso a una build giocabile, ma non consentono di affermare con certezza che l'entità disponga di una copia completa e definitiva di GTA VI.
I filmati pubblicati mostrano diversi aspetti di GTA VI, tra cui i protagonisti, Vice City, altre zone di Leonida, guida e veicoli, sparatorie, combattimenti, inseguimenti con la polizia, missioni, interazioni con NPC, attività secondarie, volo, ambientazioni e luoghi non ancora presentati ufficialmente e che Rockstar avrebbe probabilmente preferito mantenere riservati fino al lancio.
CyberLeek non si presenta semplicemente come un hacker interessato a GTA VI, ma accompagna i leak con un manifesto nel quale critica alcune delle pratiche più controverse dell'industria videoludica. Tra le richieste figurano un maggiore controllo dei consumatori sui prodotti digitali, l’opposizione ai preordini digitali, una critica ai contenuti presenti nei giochi ma bloccati dietro ulteriori pagamenti, una maggiore attenzione alla conservazione dei videogiochi e la possibilità di continuare a utilizzare i contenuti single player anche dopo la chiusura dei server. CyberLeek vuole elevare le proprie azioni illegali a una sorta di movimento per i diritti dei consumatori.
Le sue motivazioni ricordano da vicino quelle del movimento Stop Killing Games, che contesta l'abbandono dei videogiochi che diventano inutilizzabili quando vengono spenti i server necessari al loro funzionamento. Fortunatamente, il sopraccitato movimento si è prontamente e totalmente dissociato dal responsabile (o dai responsabili) degli illeciti compiuti contro Rockstar Games.
Contestualmente alla diffusione dei video di GTA VI, CyberLeek lancia una propria criptovaluta sulla blockchain Solana chiamata "$CYBERLEEK". La strategia è semplice: sfruttare l'attenzione generata dai leak per spingere le persone ad acquistare i token.
Il materiale di GTA VI diventa quindi una sorta di carburante per un'economia basata sulla speculazione; in breve tempo, il token raggiunge una capitalizzazione di mercato nell'ordine di 25 milioni di dollari.
Per capire cosa è successo con il token di CyberLeek bisogna fare un piccolo passo indietro e chiarire un concetto fondamentale. Un token è, semplificando, una sorta di moneta digitale che può essere comprata e venduta. Quando viene creato un nuovo token, esiste una quantità complessiva di monete disponibili che prende il nome di “supply”.
Nel caso di $CYBERLEEK, la quantità iniziale era di circa un miliardo di token. CyberLeek, però, ha deciso di bruciarne 270 milioni, cioè di eliminarli definitivamente dalla circolazione. In ambito crypto questa operazione viene chiamata “burn”, vale a dire che i token vengono inviati a un indirizzo dal quale non possono più essere recuperati o utilizzati. È quindi importante chiarire che CyberLeek non ha venduto quei 270 milioni e non ha incassato il loro valore.

Affinché si possa comprendere l’importanza di questa azione, basta immaginare un mercato molto semplice. Se esistono mille biglietti per un concerto e il proprietario ne tiene da parte trecento, gli altri acquirenti potrebbero temere che, prima o poi, quei trecento biglietti vengano messi tutti in vendita, facendo aumentare enormemente l'offerta e rendendo più difficile mantenere il prezzo. Se invece quei trecento biglietti vengono distrutti, ovviamente non potranno più essere venduti. Lo stesso principio vale per i token, eliminando 270 milioni di unità, CyberLeek riduceva la quantità di $CYBERLEEK che poteva potenzialmente finire sul mercato.
Per questo motivo il burn fu interpretato da molti investitori come un segnale di fiducia. Del resto, se CyberLeek avesse avuto intenzione di guadagnare rapidamente vendendo i propri token, perché avrebbe dovuto distruggerne una quantità così grande?
Alcune analisi arrivarono inoltre a stimare che i 270 milioni di token bruciati avessero, in quel momento, un valore teorico superiore al milione di dollari. Si parla però di valore teorico, non di un milione di dollari effettivamente incassato o perso; quel denaro sarebbe stato realizzato soltanto vendendo quei token sul mercato.
Un segnale di fiducia che si è polverizzato nel momento in cui CyberLeek ha liquidato altri token e asset che si trovavano nei suoi wallet, incassando, secondo le stime disponibili, circa 250.000 dollari. Questa seconda operazione, avvenuta dopo il burn, è quella che ha alimentato le accuse di un possibile “rug pull”, cioè di un'uscita improvvisa dal progetto con la conseguente perdita di valore per gli altri investitori.
A questo punto bisogna capire da dove siano arrivati i soldi che CyberLeek ha successivamente incassato, visto che i 270 milioni di token precedentemente citati non sono stati venduti, ma bruciati, cioè eliminati definitivamente.
In questo caso bisogna conoscere un ulteriore meccanismo.
Quando una persona compra o vende una criptovaluta, l'operazione può generare una commissione, ovvero una piccola somma di denaro che viene trattenuta dal sistema che gestisce gli scambi. In alcuni casi, una parte di queste commissioni viene riconosciuta a chi ha creato o gestisce il token come “creator fee”.
Nel caso di CyberLeek, la enorme attenzione ottenuta grazie ai leak di GTA VI portò moltissime persone a comprare e vendere il token. Più persone effettuavano scambi, quindi, maggiore era il volume di denaro che passava attraverso il mercato e maggiori potevano essere le commissioni accumulate dai wallet collegati al token.
Le transazioni registrate sulla blockchain, cioè il registro pubblico nel quale vengono memorizzati i movimenti delle criptovalute, mostrano che i wallet collegati a CyberLeek avevano accumulato una quantità significativa di $CYBERLEEK e di SOL, la criptovaluta utilizzata dalla rete Solana.
Alla fine di agosto, i wallet collegati al token effettuarono una serie di operazioni attraverso le quali venne liquidata, cioè venduta o convertita, una parte significativa delle disponibilità accumulate. Insomma, è da queste operazioni che arrivano i circa 250.000 dollari di cui parlavamo qualche riga sopra.
Questa operazione, chiamata “cash-out”, ebbe pesanti conseguenze sul valore del token. Dopo aver raggiunto un picco di circa 0,034 dollari per token, $CYBERLEEK iniziò a perdere rapidamente valore, causando forti perdite per gli investitori che ne possedevano ancora.
Curiosa è invece la tempistica con cui avvenne il cash-out, vale a dire nelle ore precedenti al Grand Theft Auto VI: An Extended Look, il più importante showcase ufficiale del gioco fino a quel momento.
Dunque, la produzione di nuovi leak si interrompe, CyberLeek sparisce progressivamente dalla scena e il token perde rapidamente valore.

A questo punto è obbligatorio chiedersi cosa abbia fatto la parte lesa nel corso della vicenda.
Il 20 agosto 2026 Take-Two presenta presso la U.S. District Court for the Southern District of New York una serie di istanze per ottenere subpoena DMCA, uno strumento legale che consente di ottenere informazioni su chi ha diffuso materiale protetto da copyright. Tra i dati richiesti figurano informazioni sugli account, indirizzi IP e identificativi dei dispositivi, oltre a dati relativi agli ecosistemi Microsoft e Discord.
Il CTO di Xbox, Scott Van Vliet, conferma che Microsoft sta collaborando con Take-Two e Rockstar Games per proteggere la proprietà intellettuale dell'azienda, mentre Discord diventa uno degli elementi chiave, in quanto diversi soggetti coinvolti nella diffusione dei leak sembrano aver utilizzato server e account presenti sulla piattaforma. Attualmente, una nuova richiesta relativa a Discord da parte di Take-Two è stata mantenuta riservata proprio per non compromettere l'indagine.
CyberLeek potrebbe quindi essere l'autore originale dei leak, oppure uno dei soggetti che hanno avuto accesso alla build, un gruppo o semplicemente il volto pubblico di un'operazione più ampia.
Non esiste una cifra pubblica che permetta di dire: “CyberLeek ha fatto perdere tot milioni di dollari a Rockstar Games.”
La software house, infatti, non è una società quotata separatamente, poiché la casa madre è Take-Two Interactive e, durante l'ondata di leak, il valore di mercato di quest’ultima ha subito una significativa volatilità. Alcune analisi hanno parlato di miliardi di dollari di capitalizzazione temporaneamente persi. Ciononostante, non è corretto attribuire direttamente quella perdita ai leak, perché il mercato reagisce contemporaneamente a numerosi fattori, comprese le aspettative sul lancio, le tempistiche e le prospettive finanziarie.
Il reale danno per Rockstar Games è probabilmente quello della perdita del controllo sulla propria comunicazione. Inoltre, se c'è una vera lezione da trarre da questa vicenda è che non basta rimuovere i video, ma bisogna capire come sia stato possibile farli uscire.
Il caso CyberLeek rappresenta il secondo enorme incidente legato a Grand Theft Auto VI nel giro di quattro anni, trasformando i leak in uno spettacolo seriale con tanto di manifesto politico e criptovaluta collegata.
Non c’è più alcuna traccia di questa entità anonima; la sua scomparsa potrebbe essere legata al raggiungimento del proprio obiettivo economico, alla possibilità che non possieda realmente altri contenuti significativi, al fatto che il reveal ufficiale di Rockstar Games abbia ridotto il valore dei leak oppure al fatto che l'indagine di Take-Two sia diventata troppo pericolosa.
L’unica cosa certa è che, dopo il disastro del 2022, qualcuno è riuscito nuovamente a mettere le mani su materiale riservato di uno dei videogiochi più protetti e attesi della storia.

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