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XBOX RESET: IL PREZZO DI UNA CRESCITA MANCATA

Speciale a cura di Claudio 'Dogghy' Favorito il 09/07/2026

Qualche giorno fa vi parlai soprattutto della nuova direzione intrapresa da Sony per quanto riguarda la distribuzione dei futuri giochi. Ebbene, in un clima di par condicio che mi sono autoimposto, oggi parleremo anche di ciò che, nelle ultime ore, sta accadendo nelle retrovie di Microsoft.
La notizia bomba è che Xbox ha annunciato la sua "ristrutturazione più significativa della storia", con il licenziamento di circa 3.200 dipendenti entro luglio 2026, riducendo di circa il 20% la sua forza lavoro.
Il nuovo amministratore delegato di Xbox, Asha Sharma, afferma che "l'attività non è in salute", riferendosi, tra i vari problemi, a un Game Pass che non è cresciuto al ritmo previsto.
Ed effettivamente l'azienda puntava a 77 milioni di abbonati entro il 2026, ma ad oggi ne conta soltanto 30 milioni, 4 milioni in meno rispetto a febbraio 2024.
Non basta aver abbassato il prezzo del Game Pass per rimettere sulle rotaie il treno impazzito e neanche il lancio di nuove esclusive (Gears of War e Clockwork Revolution); l'aumento dei costi hardware ha certamente contribuito a far perdere l'entusiasmo dei consumatori nei confronti di Xbox. In soli tredici mesi le console di casa Microsoft stanno per subire il loro terzo aumento. Infatti, a partire dal prossimo 1° agosto, Xbox Series S da 512 GB costerà 499 dollari, mentre Xbox Series X arriverà a 799 dollari. Considerate che nel 2020 questi modelli costavano rispettivamente 299 e 499 dollari.
Gli effetti di questo "Xbox Reset", così si chiama l'inquietante documento pubblicato da Asha Sharma per il suo team, non si limitano a quanto vi ho citato nelle righe precedenti, che di per sé sono già pesanti.
L'onda anomala non risparmia gli studi che l'ex CEO di Xbox, Phil Spencer, aveva acquisito nel 2018: Ninja Theory, Playground Games, Compulsion Games e Undead Labs. All'epoca quella mossa rappresentò un evidente ritorno di Microsoft allo sviluppo di giochi proprietari dopo anni di stanca. Una ventata di freschezza che culminò, successivamente, con acquisizioni ben maggiori come Bethesda e Activision Blizzard.
Double Fine Productions (Psychonauts 2, Keeper), acquisita nel 2019 e anch'essa nel mirino dell'"Xbox Reset", diventerà uno studio indipendente con la propria proprietà intellettuale, il proprio catalogo e le risorse necessarie per i suoi prossimi giochi, insieme a Compulsion Games (South of Midnight).

Ninja Theory (Senua's Saga: Hellblade) e Undead Labs (State of Decay), invece, avranno nuovi proprietari (al momento ancora ignoti) che li finanzieranno per il completamento di Senua e State of Decay 3.
Playground Games rimane saldamente ancorata a Microsoft, visti i successi ottenuti con la serie Forza Horizon e lo sviluppo in corso dell'attesissimo Fable.
C'è invece dell'incertezza sulle sorti di Arkane Lyon del gruppo Bethesda. Il mese scorso si vociferava della sua possibile chiusura e che il suo Marvel's Blade, in ritardo e fuori budget, avrebbe potuto essere cancellato.
A rimanere a bordo ci sono inoltre inXile Entertainment e Obsidian Entertainment, entrambe acquisite alla fine del 2018. La seconda, prima della massiccia ristrutturazione di Xbox, stava lavorando a un sequel del suo gioco di ruolo Avowed, ma adesso sembrerebbe lavorare a un nuovo capitolo della serie Fallout, permettendo così a Bethesda di concentrarsi esclusivamente su The Elder Scrolls 6.
In questa situazione lo studio, tra quelli citati, che non ha rilasciato nulla sotto la proprietà di Microsoft è Undead Labs. Malgrado avesse pubblicato State of Decay 2 qualche mese prima della sua acquisizione, mi sembra incredibile che per vedere il nuovo capitolo siano dovuti passare sette anni.
Stando a un report di Kotaku, lavorare all'interno di Undead Labs non doveva essere proprio una passeggiata fino a qualche tempo fa e questo probabilmente ha dilatato i tempi di sviluppo di State of Decay 3.
Come avrete capito fin qui, c'è una forte aria di cambiamento all'interno di Xbox che non dà tregua nemmeno ai dipendenti di altre divisioni come Activision, Bethesda/ZeniMax, Blizzard, King, Mojang e Xbox Game Studios, le quali stanno tutte registrando una riduzione del personale.
Asha Sharma precisa che nessuno dei giochi first-party di Xbox precedentemente annunciati verrà cancellato a causa di questi licenziamenti. Ciò non toglie comunque il sospetto sollevato da molti, ovvero che probabilmente Xbox non sia mai stata davvero all'altezza di gestire bene le proprie acquisizioni. Chissà se Phil Spencer, prima di tirare i remi in barca, aveva già intuito cosa sarebbe potuto accadere all'azienda in seguito ai suoi grandi e numerosi investimenti.

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